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Se sia cuore o mente


Commentando questo post, l’acuto sogni&bisogni chiedeva, dimostrando un interesse verso ciò che ho scritto su Lynch assai maggiore di tal altro che sulla vicenda è stato con-clusivo essendo Lynch con lui es-clusivo, se il Club Silencio – e ciò che ne segue – sia mente o cuore.

Vediamo. Partiamo dal considerare punto fermo la volontà del regista di narrare dall’interno, e prendiamo anche Strade Perdute che ci torna utile. La struttura dei due film è simile: la trama si arresta poco prima del picco, perde la linea, si gemella, e prosegue come se quasi niente fosse. Poi, più avanti, ci saranno le spiegazioni che a noi, qui ed ora, non interessano. Ciò che è interessante è invece notare quanto siano diversi nell’animo questi due film dalla struttura gemellare: Strade Perdute ha un uomo al centro, ed un altro che da quello in qualche modo si stacca; Mulholland Drive ha due donne che si interscambiano ruoli e sensibilità. In sostanza voglio dirvi che un film è maschile e l’altro è femminile. Ma per farlo adeguatamente dovrei con calma e tempo – virtù che non posseggo – dirvi dei colori che nel primo sono sfumature dal nero al blu notte, con stacco di grigi, mentre nel secondo più pastelli e varie tonalità di rossi, addirittura chiazze rosa sulla camicia di un regista. Dopo dovrei dirvi dei dialoghi, assai diversi. Poi dovrei dirvi delle ambientazioni. Dovrei dirvi del genere della simbolistica tutta, della borsetta del secondo e del voyeurismo del primo. Ovviamente non è un saggio questo blog, altrimenti mi farei almeno pagare. E poi non sono così saggio io da dimostrare tutto – avrete notato come il registro dei primi righi è ormai andato a puttane munacielle.

Dico però che la violenza presente in Strade Perdute è contro l’altro; mentre in Mulholland Drive è una violenza contro se stesso. Ora, fuggiamo dalla facile considerazione che l’uomo fa del male all’altro mentre la donna lo fa a se stessa, perché la donna ha nella memoria l’idea di portare l’altro in sé. Il sé della donna è dispersivo, anche per via della gravidabilità. Ma il senso che distingue il genere dei due film è anche lì. E dico ancora che l’innesco della violenza del primo è un motivo di possesso assai affine alla natura generalmente riconosciuta come maschia. Invece, e qui arriviamo, come s’innesca la violenza di Mulholland? Il Club Silencio ci dirà che il deragliamento di cui siamo stati testimoni è dovuto all’amore, di una donna per una donna, così la Del Rio piange il suo canto d’amore perduto, e tutto il film nasce da lì – dove ogni cosa è registrata, ma non c’è. Al di là dell’uso del topos “cuore” nel titolo, ad esempio, di Cuore Selvaggio, il regista non ama quella parola, e Sogni&Bisogni dice giusto che forse si tratta di mente – o di entrambe, aggiunge. Pur tuttavia il mio chiamarla cuore, nella fattispecie di Mulholland Drive, vuole spiegare in maniera più esatta che la porzione di mente che ha voce è quella rannuvolata, e rannuvolabile, per quella amorfa pulsione che per lungo tempo si chiamò amore, ma che oggi sentiamo di poter definire come la più sottile e sublime forma di egoismo. Il cuore è nella mente, esattamente nel punto in questa è più abile a ingannare se stessa e l’altro attraverso se stessa. Il cuore è la zona più violenta della mente, perché fa credere ciò che non è… come il film di Lynch… come il cuore stesso.

Pubblicato il 22/6/2007 alle 14.0 nella rubrica cinèma.

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