.
Annunci online

ciromonacella
'o munaciello


Diario


29 giugno 2007

s'onda


In buona sostanza questo Corona sembrerebbe un tipo moralmente basso. La frase ha un suo senso, e atteniamoci ai limiti e agli obblighi labili del condizionale: -erebbe. Perché poi costui è letterariamente assai interessante, privo di flaccida morale, un tipo d’uomo che ha le doti giuste a far lunga strada in questo mondo (molta di più di quanta ne ha finora fatta). Allora di quale morale parla l’avverbio della prima frase? Morale cristiana? Mavalà! Morale tacita della nostra civiltà? Poniamo il caso che un uomo basso nella scala morale della nostra civiltà raggiunga agevolmente gli alti gradi(ni) della stessa, seppur limitatamente al denaro (e/o lusso, e/o fama, e/o soddisfazione lavorativa), ebbene, può ancora dirsi bassa la sua morale? O piuttosto acutamente conforme?


[È un sogno questo aprirsi di porte dietro le quali un groviglio di fumo di ogni colore afferra lame già intrise? È un sogno questo fetore di nicotina lastricante i pavimenti di ghiaccio? Sogno, ancora, queste sfere di silicone che ballonzolano mentre una puledra cavalca prati di farina colombiana e tubi di piombo o canne di pistole? È un sogno l’ippogrifo che striscia con la bava sulla faccia, basso, basso, nel corridoio dove ogni cosa ha esattamente la forma che si merita? È un sogno il rosario di vecchie decapitate dalle foglie d’acciaio degli eucalipti?]


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. vallettopoli fabrizio corona

permalink | inviato da ciromonacella il 29/6/2007 alle 14:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


27 giugno 2007

l'oro del munaciello /2

 

“L’oro del Munaciello”

 

Da oggi il Munaciello parlerà d’oro.

L’oro è una roba preziosa e alquanto inutile, fatta di riflessi e pieghe illusorie, trasmette calore, lusso, buona speranza e fandonie cotte, di certo più della …c’è questo tipo, questo attore di Hollywood, insomma questo deve avere i lombrichi seminati nel cervello. Non che li abbia mai visti, né il Munaciello né Dustin Hoffman, che pure lo conobbe e in più, adesso, pare saper assecondare senza metter mano alla fondina i recessi dell’annebbiamento. Eppure di lombrichi deve trattarsi, grattarsi, glie lo direbbe qualsiasi medico propenso a prestarsi giurato a un concorso di gran belle gambe a Malibù. Hai i lombrichi in testa!, così gli farebbe, e poi chiamerebbe il barbiere, quello bravo, quello dei Cohen per intenderci – a proposito, un tale, uno spagnolo morto, s’offese, e pretese che il padre fosse chiamato tonsore di guance e sarto di barbe, e questo è linguaggio ragazzi, linguaggio. E il barbiere, al nostro ricco attore di Hollywood, uno che correva i cento metri in meno di tredici secondi, gli dovrebbe rapare la testa a zero e usare ddt turbo sprint. Insomma questo… ora io non so perché, e mi prostro all’idea sconfortante di stare rubando il tempo tuo che leggi, ma questo quando la moglie partorisce si mangia la placenta della figlia. Cruda! Mica oro alla piastra! Cose religiose, di fede. Sarà che il Munaciello è disattento, e crede che la vita sia formaggio e fica, magari pure spalmati l’uno sull’altra, ma mai che s’inventassero una bella religione nazionalpopolare, o pure da cerchia settaria di lamborghini e intrippagioni di cervella e specchi da centoventi cavalli di riflessi, una religione in cui è peccato l’astinenza, è peccato la placenta, e una gran cazzo di eucaristia a base di fagioli alla messicana e gnocchi e omicidi virtuali per saziare la coscienza. Mai!

Zio Dio! Come s’è fatto triste l’uomo!

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. tom cruise hollywood

permalink | inviato da ciromonacella il 27/6/2007 alle 22:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


27 giugno 2007

Veltroni sull’albero di Alinghi per il Partito Democratico


Veltroni a Torino parla molto bene le solite mele ben cotte buone per depurarsi lo sfintere. In mare spagnolo il giudice invita le due imbarcazioni a far scendere la randa senza mandare un uomo sull’albero. Kiwi ok, mentre un Alinghi quatto quatto sale su e prende a calci la vela, poi fa il segno di disarmo con le braccia spalancate. Ecco, io non so argomentarlo, ma sento che c’è qualcosa del disarmo furbacchione nella fanghiglia della creazione del PD. Come far scendere una cosa usandone – usando – un’altra non permessa, forse non esistente.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. veltroni torino pd alinghi coppa america

permalink | inviato da ciromonacella il 27/6/2007 alle 17:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa


26 giugno 2007

Hanniblabla Lecter, le radici del male. Di pancia.


Ma chi hai voluto impressionare? Neh moccioso spocchioso che sei! Hai la schiuma di latte appesa al mento: spùtati da solo prima che chiami un paio di amici cammelli! Sei buio e inopportunamente lento, calcato come le righe perfette che fa il sacchetto nero della spazzatura, inutili e fetose, impregnate dal di dentro di succo d’arancia, albumi inutilizzati e profumo rancido di banane. Puah!

E’ raro che io dia il tu a un film. Forse rarissimo. Ma questo si suol dire pacco, ‘sto Hanniblabla Lecter. Sbagliato in tutto. Triste come un ernia con un pianoforte che si lamenta, un ricordo che abboffa quella di prima, e un cattivello che vuoi anche sforzarti di giustificare quando invece è talmente di poco conto che - ‘sti cazzi nun ce lo metti?

Quando si mette mano a una storia che regge – specie nel caso silenzio degli innocenti – per fare l’antefatto d’ogni fatto, bisogna avere le palle di uranio e poi urlare un motivo, un’idea, e infine narrare come se si andasse a graffiare l’occhio del mito. Tu, dico tu Hanniblabla Lecter le radici del male, non puoi permetterti di sciacquarti nel facile bidet dei crimini di guerra, e poi mandare avanti un unico lungo sbadiglio rettilineo e analfabeta per – solo – una vendetta. Tarantino con Bill? Così ti difendi? Ma tu l’hai visto cosa ha imbastito quel folletto attorno alla sua di vendetta? Hai visto o no? Hanniblabla Lecter, le tue radici non sono di mal di pancia solo perché avevo mangiato riso e lenticchie con una manciata di piselli, e, ammesso il caso contrario a questo che dico alleggerendoti, poco vanto ci sarebbe nell’unica reazione che mi fai e che non chiamo diarrea per rispetto verso chi legge, pallamoscia! Pure il love affaire ti sei voluto ritagliare, ridicolo sussulto d’uretra! Più consono alla storia sarebbe stato l’amplesso con un mulo, visto che vogliamo mandare a puttane ogni barlume di coerenza.

Un pacco. Una fregatura. Quel vecchietto era così pimpante e raffinato, una miscela di trippa amara e colta sagacia, e invece mi fai un Hanniblabla giovanotto lesso con un po’ di rossetto e mi dici che quello è sangue? Ma io ti piscio nell’orecchio, altrochè!

Che poi tu riesca a fare un finale più schifoso del resto del film mi conferma che qualcuno di quei criminali oggi avrebbe fatto bene a passare da casa tua. E a lui, a lui dico buon appetito.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. hannibal lecter

permalink | inviato da ciromonacella il 26/6/2007 alle 20:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


26 giugno 2007

libmagazine




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. libmagazine paprika

permalink | inviato da ciromonacella il 26/6/2007 alle 0:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa


25 giugno 2007

perseveranza diabolica o programmatica



Manganelli a capo della Polizia dopo, e per, i fatti di Genova


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. manganelli polizia capo polizia

permalink | inviato da ciromonacella il 25/6/2007 alle 12:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa


24 giugno 2007

Io non posso farci niente ma il titolo di questo non lo conosco

 

1

 

Faccio un lavoro sporco. Curo il futuro della folla. E mi sporco. E alle 19 circa il centro commerciale è un precipizio verticale d’acqua e occhi. Quindi mi sporco standone fuori. Figurarsi il terrore, l’indecisione a scegliere una faccia, aprirla come melone, entrarci, splash… a volte si impara a nuotare per comodità, ma bisogna conoscere alcune leggi fisiche e la soprannaturale formosità delle antiche strade per il mare. Altre volte si impara a nuotare per paura di mettere le gambe giù dove l’acqua si solidifica. Perché curando il futuro della gente i posti inaccessibili alla congrega sensoriale si credono nugoli di striscianti proboscidi, e felpe macellaie, e bipodi fluorescenti che trasfondono connivenze di caldo e freddo. Che madonna di spettacolo ad avere gli occhi ai talloni! Allora ti metti di lungo, impaurito, e ti muovi come un’anatra. Ma non ti sporchi così: questa è la vita dei figli di qualcuno: quando ti basta muoverti per essere lieto vuol dire che qualcuno ha ammazzato tutti gli esseri che ti vivono sotto, dentro, sopra le nuvole.

La vita mica è davvero una strada? E’ una palla di asfalto, e devi starci fermo prima di muoverti. In sostanza ti tocca solo individuare il punto e lanciarla, la vita, non percorrerla. Ma quel punto è…

 

2

 

Faccio un lavoro sporco. Dicono le lenzuola che la mia stanza è irriconoscibile, che sembra un pittore che s’è sparato in bocca. Molari sparsi nella mia stanza e angoli mai sgombri. La bocca di un pittore mutista che si è sparato in bocca sembra la mia stanza. Il lavoro che faccio – io, stanza – obbliga a riflettere su pendenze distorte, perciò si dice sporco, perché la strada dritta sembra anche pulita. Intanto un tonno lascia continuamente parti di sé compresse in una sezione di cilindro di latta rosa, e mi sembra un’ottima intenzione, quasi un’invenzione letale quanto il fuoco. Ma letale… è stupendo. Io intendo… io invento… io il vento, la stanza e il cervello, un borsone sempre pronto, gesù che regge il mio pigiama estivo nel frattempo che rassetto e mi sniffa il pube, un pantaloncino corto e largo, figli di registi, fili di un paio di scrittori, un unico alitare di foglie unte col lume intermittente dell’anelato, ho smarrito anche l’anello al naso, deve essere qui in qualche carta di caramella mangiata. Carta su carta, lettere così babeliche da essere invisibili: “essere”? non è troppo questo?

 

3

 

Faccio un lavoro sporco, poi la pressione dell’acqua qui in Qampania è assai bassa, muco d’olio sverginato, ma basso anche il sole e la schiena avvezza ai tamburi del primo credo. E di notte c’è un via vai di esigenze che mi pare di soffocare a crederle ogni volta sempre più perse se non prendo un filo e un foglio. Eppure c’è sempre qualcosa che si perde, i l l i m i t a tamente, al doppio del tempo con cui il resto si aggancia. Forse dovrei accettare l’ipotesi di mangiare solo e così tanto tonno da farmi pareti di latta rosa.




permalink | inviato da ciromonacella il 24/6/2007 alle 12:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


23 giugno 2007

un posto che si chiama qui

 

“il rospo del Munaciello”

da www.pdn.ilcannocchiale.it




permalink | inviato da ciromonacella il 23/6/2007 alle 12:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


22 giugno 2007

laura came



“L’ora del Munaciello”


Da oggi il Munaciello parlerà d’ora.

L’ora è una roba preziosa di cui è fatta la nostra vita. L’ora stessa è fatta di minuti, e i minuti sono fatti di cose che li riempiono. Alcune di queste cose stanno nella vita: il caldo che fa, il sudore sulla fronte, i denti della ragazza che sorride; altre cose stanno più dentro, in un posto che non è caldo come il caldo ma è almeno vivo come il sudore… amici.

I love this man! è stato tutto uno scherzetto, un vezzo, un testino, una testata, I love this man! Vabbene, magari su Lynch la pensiamo diversamente, però devo ammettere che quando lui scrive io ci penso, ci ragiono, mica sto sulla gallina dalle ova d’ora? Ci penso, poi finisco comunque per dargli torto, ma l’ammor’ è ‘n ata cosa.

Ecco, parlavo d’ora, l’ora che v’ho fatto perdere. Escusaserro tutti,

distinti saluti.

 

 




permalink | inviato da ciromonacella il 22/6/2007 alle 21:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


22 giugno 2007

Se sia cuore o mente


Commentando questo post, l’acuto sogni&bisogni chiedeva, dimostrando un interesse verso ciò che ho scritto su Lynch assai maggiore di tal altro che sulla vicenda è stato con-clusivo essendo Lynch con lui es-clusivo, se il Club Silencio – e ciò che ne segue – sia mente o cuore.

Vediamo. Partiamo dal considerare punto fermo la volontà del regista di narrare dall’interno, e prendiamo anche Strade Perdute che ci torna utile. La struttura dei due film è simile: la trama si arresta poco prima del picco, perde la linea, si gemella, e prosegue come se quasi niente fosse. Poi, più avanti, ci saranno le spiegazioni che a noi, qui ed ora, non interessano. Ciò che è interessante è invece notare quanto siano diversi nell’animo questi due film dalla struttura gemellare: Strade Perdute ha un uomo al centro, ed un altro che da quello in qualche modo si stacca; Mulholland Drive ha due donne che si interscambiano ruoli e sensibilità. In sostanza voglio dirvi che un film è maschile e l’altro è femminile. Ma per farlo adeguatamente dovrei con calma e tempo – virtù che non posseggo – dirvi dei colori che nel primo sono sfumature dal nero al blu notte, con stacco di grigi, mentre nel secondo più pastelli e varie tonalità di rossi, addirittura chiazze rosa sulla camicia di un regista. Dopo dovrei dirvi dei dialoghi, assai diversi. Poi dovrei dirvi delle ambientazioni. Dovrei dirvi del genere della simbolistica tutta, della borsetta del secondo e del voyeurismo del primo. Ovviamente non è un saggio questo blog, altrimenti mi farei almeno pagare. E poi non sono così saggio io da dimostrare tutto – avrete notato come il registro dei primi righi è ormai andato a puttane munacielle.

Dico però che la violenza presente in Strade Perdute è contro l’altro; mentre in Mulholland Drive è una violenza contro se stesso. Ora, fuggiamo dalla facile considerazione che l’uomo fa del male all’altro mentre la donna lo fa a se stessa, perché la donna ha nella memoria l’idea di portare l’altro in sé. Il sé della donna è dispersivo, anche per via della gravidabilità. Ma il senso che distingue il genere dei due film è anche lì. E dico ancora che l’innesco della violenza del primo è un motivo di possesso assai affine alla natura generalmente riconosciuta come maschia. Invece, e qui arriviamo, come s’innesca la violenza di Mulholland? Il Club Silencio ci dirà che il deragliamento di cui siamo stati testimoni è dovuto all’amore, di una donna per una donna, così la Del Rio piange il suo canto d’amore perduto, e tutto il film nasce da lì – dove ogni cosa è registrata, ma non c’è. Al di là dell’uso del topos “cuore” nel titolo, ad esempio, di Cuore Selvaggio, il regista non ama quella parola, e Sogni&Bisogni dice giusto che forse si tratta di mente – o di entrambe, aggiunge. Pur tuttavia il mio chiamarla cuore, nella fattispecie di Mulholland Drive, vuole spiegare in maniera più esatta che la porzione di mente che ha voce è quella rannuvolata, e rannuvolabile, per quella amorfa pulsione che per lungo tempo si chiamò amore, ma che oggi sentiamo di poter definire come la più sottile e sublime forma di egoismo. Il cuore è nella mente, esattamente nel punto in questa è più abile a ingannare se stessa e l’altro attraverso se stessa. Il cuore è la zona più violenta della mente, perché fa credere ciò che non è… come il film di Lynch… come il cuore stesso.


21 giugno 2007

l'oro del munaciello

 

 

“L’oro del Munaciello”

 

Da oggi il Munaciello parlerà d’oro.

L’oro è una roba preziosa e alquanto inutile, fatta di angoli lisci e acqua di fiume d’argilla americana. Ottimo è particolarmente indicato sul collo delle donne che hanno un brutto collo, così alle orecchie, così infisso nel clitoride… oggi facciamo il boom di contatti. Il boom. Parleremo di Anna Falchi che ha preso la sua decisione, e che Ricucci è bene che abbia visto il servizio toccante al TG5, poi una scrollatina e via: io bestemmio non la Anna – che pur sempre gran gnocca l’è – ma coloro che danno quello spazio a quelle cessate. Cosa e a chi?, è questa la domanda.

Inoltre parleremo di Elisabetta Canalis che poco fa mi sono visto spuntare ai box di una gara di moto GP, e, notando l’affiatamento col Vale, chiedevomi “minchia! tutti amici quelli lì della tivvù?”, “si vede che sì” rispondevomi sapendo oro ora or adesso che il Vale… l’intenzione sia spupazzarsela yeah yeah yah mah ka!

Ancora parleremo di Nina Moric e Fabrizio Corona, e facciamo il botto di contatti mostrando un tatuaggio fattoci in carcere in cui su sfondo d’un tramonto di luna c’è la scritta “parleremo di corona”, e non è l’attacco di un qualche Shakespeare.

Infine parleremo della Venere di Milo che lascia Guendalina, o cose così. Ma di questo parleremo un po’ meno.  Perché poi ci sarebbe da parlare del gran fottuto caldo che fa e della fontana di Trevi che ti viene voglia di nuotarci; e di Paris Hilton che in carcere non mangia manco l’avesse preso per un ristorante o una questione da poco, quella del cibo; e ancora c’è da stappare il botulino per i 40 anni di Nicolina Kidman, che senza i vaghi magheggi sarebbe ancora da dormirci; e poi c’è un'altra placenta in arrivo per papà Cruise terra-aria.

Ecco, di questo avremmo parlato se non ci fossimo allungati così.

 


20 giugno 2007

Club silencio

questo è il gioco di raccoon

Club Silencio




 

Il Club Silencio. Nel cuore del cuore di Mulholland Drive, che poi è un cuore di donna. Ed è da quella corda che si parla del film, nel film… è lì che la dimensione sospesa nel tempo dell’estraneamento riprende a connettersi alla trama di una vita deragliata. Abbandonata di sbieco sul letto intendendolo già bara. Non c’è banda! Non c’è orchestra! Tutto è registrato! Il metapalcoscenico è l’unica via verso l’evoluzione, verso la soluzione di sé. Verso il contenitore di ciò che s’è perso ma che non sa perdersi perché una strada collega sempre due posti e necessita di forza per procedere. Come una lacrima stilizzata fa per scendere.
                         

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. lynch club silencio mulholland drive

permalink | inviato da ciromonacella il 20/6/2007 alle 16:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


20 giugno 2007

o mio calvo cazzo

Il Munaciello va su Que Rela (staminchia)




permalink | inviato da ciromonacella il 20/6/2007 alle 11:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


19 giugno 2007

dal PDN

 

‘Na cusarella pe’nnuje c’avessa sta


Mi coglie l’amoziona di arrevotarmi qua, cu ‘o core chino ‘e sbattimient’. Dicesi qua, nella virtualità della occasiona, questa rezza virtuale che chiammamm ‘o blog. Ma però pure, e nnanzittutt’, parlo d’ ‘a città. Chesta città. Scurfanella senza pretenzioni, ‘a pelle comm’fosse riccia, nu poco bruciacchiata, sfeziusella ma cunsumata. Pecchè ‘o calor’ è forte annanz’ ‘o mare, comm’a ‘nu ciato ‘e ciucciariello ‘nsisto, ma n’hanna vutta’ ‘e fumo i vapurett’ primma ca ‘a stagiona bona arriv’ ‘n pont’ ‘a stu quartino. Appriparamm’ ‘e mman’, se c’è consentito, se ci è conceduto. Paisa’, ‘o cazz’ ‘e guaio è che qua da ogni pertuso jesce ‘na zoccola. Ma tu ‘o ssaje quantu’ rraù se jetta a Napule? Ma ‘o saje sì, o no? E ‘sti sfaccimm’ ‘e zoccole so’ cchiù chiatte d’e purciell’. Ma chi? chi ‘o jett’ ‘o rraù a mare, chi?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. napoli

permalink | inviato da ciromonacella il 19/6/2007 alle 16:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


19 giugno 2007

libmagazine 2


Punzi alle intercettazioni

Martinelli al deja’vu economico

Nitto al fisco

Castaldi e la piazza

Nardi al chiodo

Fronterrè alla tela

Lupi da Cuba particolar

Morandini sulle Nazioni Unite

Taverni alle quote rosa

Costa alla Cornice Art Fair

ed io, appunto, su Grindhouse




permalink | inviato da ciromonacella il 19/6/2007 alle 12:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


16 giugno 2007

INLAND EMPIRE

 

A gentile richiesta ripropongo ciò che ho scritto sull’ultimo di Lynch alcuni mesi fa. Ieri ho rivisto il film. Nella recensione per libmag c’era un mondo, fra i vari, che mi pareva più attendibile. Allora…

Oggi almeno altri due sono attendibili e fumosi quanto quello. Il punto è che al contrario di Mulholland e Lost Highways, dove i salti sono individuabili e ricomponibili, qui c’è impero. Dove c’è impero non resta altro che non sia parte dell’impero stesso, e non c’è ribellione che non venga soffocata. Soffocata. Segue che ogni ricostruzione lineare è volutamente, dichiaratamente, ingannata dalla successiva sequenza. Non è un caso e non è un disordine. Questa rincorsa ha un senso che non va riscontrato sulla trama ma sulla nostra parte che fa da interlocutrice. Anche il finale ha una rivelazione inaspettata, che però poi scivola in una ulteriore e altra rivelazione che annienta ciò che già s’era annientato. Tutto si smonta, ma tutto nell’impero esiste perché già, già si è impero.

La mia sensazione è che – al di là del modo, che è descritto sotto – Lynch abbia creato un meccanismo chiuso che spinga, in sequenza, al cinema… al superiore… all’alto… al dentro.

Buona lettura.



L’opera di Lynch si fregia di una gemma oggi rara quanto preziosa: la lunga scadenza. Nell’odierno panorama cinematografico pare essere uno dei pochi, se non l’unico, ad avere puro in mente un percorso comunicativo assolutamente proprio e una perenne indagine con esso espressa. E la tenacia con cui ricerca i suoi esiti fa del suo lavoro, per quanto particolare questo sia, una sorta di specchio in cui lo spettatore impara a conoscere sé più che il film. Ecco quindi un cinema all’indentro – inland – che smonta il predominio dei sensi esteriori proiettando i personaggi e il pubblico in anfratti poco reali, postriboli di coscienza in cui la luce diventa un inganno costante, e i suoni e le parole sono mostri dai labilissimi contorni, che con la loro infedeltà generano un grido disperato verso l’ottundimento della percezione. Ed è appunto per il suo scheletro di carta che questo cinema può essere con facilità tacciato di tensione alla scappatoia del non-sense, trascurando però, in tal modo, quella precedenza che va riconosciuta alla parola del regista che, in questo come in molti dei suoi precedenti film, non pretende assolutamente di raccontare. Ma di invitare all’intuizione.

 

La narrazione procede lineare per frammenti di pellicola progressivamente sempre più brevi, fino a dividersi con maggior nettezza in due tronchi principali disgiunti nel culmine di quella che nel regista è costante e feconda ombra: l’esperienza sessuale. Si può sunteggiare la trama iniziale così: un’attrice (interpretata da Laura Dern) ottiene il ruolo di protagonista per il film “I giorni bui del domani”, remake di un precedente progetto che per cause funeste non fu portato a termine. Ma nelle pieghe del film nel film la protagonista scopre qualcosa di misterioso in cui si smarrisce, e che inizia a rivelarsi in uno sdoppiamento sul set con accavallamento temporale. E’ attraverso il sesso, nell’approssimarsi all’estasi orgasmica, che la protagonista giunge a quella verità più profonda, a quell’ingresso nascosto che la proietta in una realtà parallela dominata dall’ossessiva ricerca del perduto, o del non ancora raggiunto. Lo spettatore partecipa alla caccia sospinto, e sorretto, da un bombardamento d’immagini senza successivi fini palesi che produce la sensazione di un quasi approdo, immediatamente tradito, e irrimediabilmente da ricominciare. Pressoché da subito viene meno la certezza del rappresentante di sé nella pellicola poiché i personaggi slittano di continuo gli uni negli altri, demolendo i perni dell’espansione spazio-temporale, e arricchendosi di sfumature caratteriali che non possono essere spiegate se non con l’aggiunta di personificazioni di sogni, incubi, desideri e paure.

Cosa cerca l’attrice? Dove è diretta e perché? Il burocrate nella torre – personaggio kafkiano nel suo tacere le risposte senza dar peso al silenzio – parla di “cavallo che torna alla sorgente” innescando il motivo del ritorno a ciò da cui, volendo attenersi alla metafora fluviale, ci si abbevera prima di andare. “Tornare alla sorgente” è dunque il fine del film e la fine della donna, che asciugherà con la sua sparizione la lacrima di un’altra sé, in un altro suo mondo.

 

Il fascino del percorso verso l’origine, o verso la conclusione (che paiono coincidere in Lynch come accadeva anche in Lost Highways) sta nella corsa per nulla corrente, singhiozzata dall’unico omicidio degno di testimonianza che è quello del tempo, da cui consegue la soggettività degli spazi e la dittatura del pensiero sconnesso. Proprio nella torre, che si tramuta agevolmente in un congeniale (all’autore) albergo, campeggia un grosso orologio che sintetizza tutti i precedenti riferimenti agli orari, riferimenti che parrebbero avere giusto il peso di un lamento senza via d’uscita. In questa realtà dunque, che potrebbe essere il cuore vivo della mente, o la separazione di essa dal corporeo – così l’ “empire” sarebbe divino – , le suggestioni del passato, che sia reale o no, contorcono puntualmente il presente, e inondano il futuro paralizzandolo in una dimensione fissa eppur mutevole. Ciò che resta è un flusso di analogie, e un avanzamento a spirale per mezzo di brevissimi istanti epifanici.

Questa compresenza d’ogni tempo, e d’ogni spazio, richiama alla memoria (memoria! non a caso) il film di Resnais “L’anno scorso a Marienbad”, del 1961, nel quale si accoglie l’idea che il tempo mentale sia solo il presente. Ma tutto ciò qui prende forma con un gusto estetico senza pari, che ammicca apertamente, e in maniera gratificante, a certe immagini stucchevoli dell’orrore dell’Overlook Hotel di Kubrick. Accade allora che gli uomini con maschere animali, che sarebbero comiche fuori contesto, nella scena con camera fissa e colori fiabeschi acquistano, e rendono, effetti terrificanti. Così anche un certo sapore di sesso in sottofondo, come una pulsione trattenuta eppure fondamentale ad ogni procedimento di conoscenza e accrescimento di coscienza, precisa il suo debito ad alcune atmosfere della villa di “Eyes Wide Shut”, finchè le donne, tutte le donne del film tranne la vecchia iniziatrice, si mostrano puttane di professione.

 

L’architettura dell’opera potrebbe essere avvicinata alle costruzioni impossibili di Escher, o al nastro di Möbius, per la distorsione della percezione che introduce ad un luogo non-luogo. Tuttavia la tenuta di Lynch sembra essere molto più di stomaco, di senso che conquista la mente, di succo gastrico che palpita in vece della trasmissione nervosa. Ed è alla luce di questo che invitiamo a frenarsi dall’interpretazione meccanica di ciò che non ci è chiaro. Perché non bisogna dimenticare che l’autore è il creatore: alle sue regole bisogna obbedire per la durata dell’attenzione che gli concediamo. E se al posto della linea retta e infinita egli ha messo mille e tortuosi segmenti di pochi millimetri l’uno, a quei segmenti si dedichi il nostro intuito. Ciò avvenga nel rispetto della specificità dei film di Lynch che invitano a instaurare un dialogo con lo spettatore in cui due sono le voci che si combattono. Fantasia e ragione. E dalle scintille di questa guerra si levano astri.

 

Per cui, rinunciamo a contare le stelle e abbronziamoci del loro tocco.

sbvsbs


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. cinema lynch inland empire recensione

permalink | inviato da ciromonacella il 16/6/2007 alle 13:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


15 giugno 2007

"mammaestro de che?"

 

Dall’ideatore, all’esecutrice, oggi c’è il concorso “mammaestro de che”

 

 

Propongo il premio giuria ad Argento Dario perchè è l’argine che abbiamo rotto, uomo che della sua bruttezza ha fatto bandiera estetica per celare l’assenza di spunto, e che però dimostra la fatale e grande ricompensa della rendita. Del nome, di soli due film, e della faccia brutta.

 

(sotto puoi anche non leggere, ‘o munaciell’ non si è contenuto nelle nominations)

 

Asia Argento, che dimostra l’eredità della rendita paterna, una nobiltà acclarata da un sigillo di famiglia, forse un anello, inceppatosi nel naso della donzella. E a proposito di voci: Lucignolo, una voce fatta per finire in culo ai sedicenni. Ghezzi perché le cose le sa e le fa, ma, ma, tradisce sempre il senso del cinema. Michelle Hunziker, che ha avuto solo culo e ne ha dato al citrulìn ramazzotto. E ora ride troppo, o forse nemmeno tanto troppo, visto cosa è stata in grado di fare. Ma ha i denti minacciosi. I Vanzina tutti. Che posso farci? Non ne rido, e cos’altro danno quelli lì? I fichi d’india, perennemente fuori stagione. Fuori galassia. Maurizio Costanzo, professorone di telecomunicazione che non capisce quando è giunto il momento della pensione. Ma ormai ha perso il treno: ci fossi stato io presso i binari una spallata glie l’avrei data. Le rock band che per vendere dischi fanno carnevale col nero. Che palle! Noiosi, piccoli! Vi calpesto col culo! Gianni Amelio, che ho paura di vederne. Zucchero. Per il nome. Sugar è nome da pugile… tu che combatti? polli? Benigni bravo, ma che mi mette lo spettacolo di Pompei a 55 euro, il comunista che fa poco comune la cultura. E io non ci vado. Buttiglione, Mastella, molta dc riciclata, tutta la politica riciclabile: galleggiamento d’olio. Claudio Baglioni. Antonello Venditti. Gigi D’Alessio (mi pare che nella musica si usurpi di più, no?). Anna Magnani non ci posso fare niente ma m’è antipatica. Ah, pure Alberto Sordi e Mariangela Melato non tanto mi fanno bene. Questione di voci. Vorrei essere Giancarlo Giannini e gonfiarli. Il primo Tinto Brass. Le poesie di Bukowski, prurito delle mie palle. Emilio Fede m’ispira violenza. E’ pericoloso. Il gabibbo gli infilerei un pilastro di tritolo in bocca. A volte anche a Ricci. Bonolis, che suda per trovare le parole complicate. Tutte le fictionz, scroccone furbate di mediocri rappresentanti. Alessandro Manzoni non mi stanco di dirlo. Keruac, che va bene per un decennio, poi? La figura del papa indipendentemente dall’uomo. Le suore, atroce delitto dei sensi. Anna Falchi, Sabrina Ferilli, Manuela Arcuri, Flavia Vento, Yespica, Valeria Marini! Insomma, tutte le starlet ampiamente trombabili… quelle sono da arredamento di interni, camere da letto e letti. Fuori da questi ambiti ci sarebbe da minargli i tacchi. Tutti quelli che hanno raccolto dagli alberi di Berlusconi. Lui no. Lui è capace. Se no cosa? Ovviamente Mariano Apicella cu’a chitarra. Ogni falso poeta. Ogni poeta falso. Paul McCarteney gatto sciatto. Ogni poeta vero. Ogni vero poeta. Alda Merini facile a farsi. Yoko Ono, deprimente manifestazione delle turbe di un grande uomo che cerca una piccola racchia. Claudio Amendola borghese così. I Savoia, dal primo al penultimo (diamo speranza ai cuccioli, pardon, bimbi). Pieraccioni. Panariello. Conti. Anche quello scorfano di… come cazzo si chiama il terzo della cricca? Quello. Baricco, perché sa le leggi della scrittura. Tornatore quando fa il miele sotto alle ascelle. Bertolucci quando fa e rifà sempre la stessa donna. I matematici registi del film thrillaction ‘meregani. E Ron Haward. Bush e Cheney, che te lo dico a fare. Zarrillo, Nek, roba così, roba per cornetti algida, cuori e capanne: fuoco! Fuoco alle capanne! Fabio Capello e Arrigo Sacchi soffocatori per diverse indoli e diversi idoli, e poi Baggio andava calato nell’oro, stronzoni. Armstrong, l’unico ciclista dopabile per via d’un tumore finito bene e certificati medici vari. Chiunque che potendo non si sforzi di mandare Corrado Guzzanti in tivvù. I direttori di tutte le reti italiane per manifesto assoggettamento alla moneta, e ottusità spinta. Muco Moccia.

 

‘O Munaciell’


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gran premio mammaestro de che

permalink | inviato da ciromonacella il 15/6/2007 alle 14:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


15 giugno 2007

eccheccazzo!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. libmagazine finanziamento radicali

permalink | inviato da ciromonacella il 15/6/2007 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


14 giugno 2007

lo sciame sismico della scrittura


Solito pensare quando la tempia preme, e fa male, che se lo stomaco una punta bruciacchia allora meglio non prendere moment o simili. Che poi passa la testa nell’ottundimento e resta la punta di fuoco allo stomaco, ma già come un coltello gira la lama, come insegnava quel tal butcher dei five points.

Il point è che tutto si regge in equilibri farfallini, come fuori così dentro, e per dirlo pure Vasco...

E sai why? Son guai perché l’affanno nostro è barcamenarsi fra le mani l’allucinazione di un piano piano, quando invece a non avere il piede marino – qui “terrestre” farebbe più al caso – scoveremmo un piano frastagliato come il tappeto in testa al vecchio Dylan: mare che s’affossa. Questa cosa dell’equilibrio per parare sulla scrittura. Come consuetudine terapeutica, piacevole intenzione più che altro. Specchiarsi non già per bruciarsi i brufoli, ma per capirsi, entrarsi, capirci – su questo “capirci” il napoletano soccorrerebbe. Eppure la terapia? Forse che entrare laddove il tempo d’oggi ha disabituato, disarticolato l’uomo, si debba pensarlo… cura? Medicamento? O al contrario l’indagine, come ogni, come qui la scrittura, è una lama di vento che oscilla e riposiziona quel piano in nuove geometrie accondiscese, ma senza più salite o pozzi. Turando un abisso con un monte vuoto, con un lampo nero. In fondo la cura, come ogni, come qui e lì la scrittura, è solo un ritardo. O la bugia di un ciuco che non vuole più riconoscere la stalla. La stalla? Cos’è?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scrittura terapia terapeutico bugia

permalink | inviato da ciromonacella il 14/6/2007 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa


13 giugno 2007

serie A, se proprio dobbiamo...


Due parole sul Napoli vanno dette. Io amo il calcio, il gesto. Non amo gli entusiasmi eccessivi per una cosa che del gesto si ciba, che sul gesto ricama correnti bancarie. Non amo i neandertaliani appesi ai lampioni per urlare la loro esistenza come se da una maglia di tessuto cartaceo – quasi – questa sia attestata. Né tanto meno credo che le sorti dei popoli e delle loro dimore possano in alcun modo porre radiche nel rettangolo inglese. E il rammarico che ho è che la promozione del Napoli in serie A porterà linfa a quei neandertaliani, che si moltiplicheranno e crederanno che quello è giusto, quell’appendersi ai lampioni. I neandertaliani… che svilupperanno un senso di proprietà verso la squadra, verso lo stadio-anfiteatro, poi verso la presidenza. Certo, gente seria i De Laurentis. Magari reggeranno il colpo, ma i neandertaliani hanno la forza ottusa della moltitudine decerebrata assai affine al gregge ecclesiastico, per fede e presunzione di alfierato universale. Però erano anni che non vedevo la squadra della mia città con l’atteggiamento, nelle gambe e nello stomaco, di chi sa con dominio la levatura di ciò che va fatto. Va fatto, ripeto. La bellezza tecnica, la purezza del gesto, queste sono ancora remissioni distanti. Però c’era qualcosa a Genova. Qualcosa di ben più alto delle tribù che festavano perché avevano scoperto di poter dire, solo allora, di esistere. Qualcosa come un rantolo di vita o morte, di zoppichiccio quando un arto è segato dalla sciabola e l’altro ti porta sulla vetta del colle. Da dove si vede… Ancora niente si vede. Ma si sente. E’, però, dalla mia tunica di popolano aristocratico che tremo a vedere i palazzi intrecciati di nastri azzurri, e le piazze ancora con i segni della festa. Perché in quelle piazze, le stesse, i cassonetti-stomaci-deviati sono stati adoperati per raggiungere quei lampioni, quei balconi, gli stessi. Per i nastri. Con l’occhio di certo popolo che preferisce chiudersi nell’alcova della palpebra, e sognare ancora un altro gol di Ciruzzo Ferrara allo Stoccarda di Klinsmann.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. napoli calcio serie A de laurentis

permalink | inviato da ciromonacella il 13/6/2007 alle 14:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


12 giugno 2007

titolo

 

ne    do   ush   bania

ne                          rologio

 

Vabbè, facciamo così facciamo. Il munaciello è un bambinone in un metro e ottantuno per chili ottanta, e dunque avverte erodibili le dimensioni spaziali, e dunque talvolta perde la pelle e si trova in una casa a farsi pagare formaggi per non molestare la moglie del padrone di casa mentre costei dorme – e piglia pesci. Il tutto si fa condire, per necessità quasi elefantina, di imprecazioni che qualcuno, i più giovani, scambiano per ululati del vento a mezzanotte, quando i clienti del cinema fanno zoccoli per strada dopo l’ultimo spettacolo. Così si annulla l’idea del fantasma. Non a caso servirsi di Lynch è un atto sessuale, si diceva amabilmente. Non a caso. Ma nessuno avrà, m’amareggio. Mi chiedo – si chiede il munaciello – se sia lecito scrivere senza leggere. Ma è piccolo lui. Sogna di piazzare mine agli ingressi dei palazzi senza legni alle finestre, tutti sventrati, e poi mettersi sdraiato a fare il cecchino con gli spaventapasseri. Ogni tanto un boato, è un altro che andava a prenderlo. Ora puoi raccoglierne gli ossicini delle mani e stuzzicarti i denti dopo, dopo, quando la guerra sarà finita. Ma da quanto dura? A proposito: che ora è?




permalink | inviato da ciromonacella il 12/6/2007 alle 20:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


12 giugno 2007

Quinta tappa: Molosiglio, Chiatamone, Piazza Vittoria

 

Che quello che Siamo stati è di gran lunga atipico. Che non c’è tipo alcuno che resista al burrascarsi del nostro sangue. Che chi non ci nasce, di quel sangue infetto, non sa di pustole, né in alcun modo di tipi, o di tipici. Che il panorama in porcellana è affare suino, da pochi spiccioli in bacheca. Che non c’è amalgama. Mai. Che c’è incesto e uxoricidio, e ogni Caino pure. Che da lassù, da laggiù, solo l’eco di canzonette, di cartoline coi pennacchi fumanti, di compassione che sorride.

Esigo che venga cotto, bruciato, il passito, il passato. E oggi lo mangio. E ne spezzo e ne distribuisco. Acchiappa!


Mazza e Panella


… per fare i figli bell’. Mazze ripiene di crema di panella e scuncigli di mare apotropaici. Perché non c’è bontà, qui, solo bellezza.

 


Baccalà Scugnizzo


Filetti di baccalà pescato a Nisida, con salsa di quel gran pezzo di sole che abbaglia e asseta Napoli.

 


Sorbetto Di Mare


Sorbetto di latte di mammella di mamma d’entroterra, all’aroma di spaghetto a vongole.

 


Polpetta Melodiosa


Polpetta di coscia di mandolino. Condita al sangue che lamentiamo di buttare, e al pelo pubico di facildonna dei quartieri.

 


Vinello Vesuviano


Vino di pomodorino. Dolce e aspro. Bello e brutto. Rosso e bianco. Secco e amabile. Moglie e puttana. Fermo e mosso. Per ricordare che non c’è tipo e non c’è foto. Perché la luce è una mossa.




Franchetiello Fecatiello, sceff.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. cucina napoli

permalink | inviato da ciromonacella il 12/6/2007 alle 14:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


12 giugno 2007

libmag n°1




permalink | inviato da ciromonacella il 12/6/2007 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


6 giugno 2007

grillo munaciello

Eggià, ora cianfrusaglie! Scoli la pasta, mesci il bollore col sale, avvicini le zanzare di nascosto con axe e accendino, e pensi di aver fatto l’evangelizzatore del gas: sag acia con l’ascia se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza la vecchiaia neppure esisterebbe. E’ questo il punto, ricòrdatelo. Nuova auto di un certo numero, con certa cilindrata. Ma l’unica cosa certa non è la morte, bensì il frullatore. Tu, donna, partorirai con gran dolore ma, volendo, avrai capelli davvero brillanti, con colori pieni di sfumature e acidi. Tu, uomo, a te prima o poi ti staccheremo l’uccello e lo monteremo alla poltrona multifunzionale, che se ti fa male la schiena manco fai fatica ad alzarti, e così ti inchiodi per un altro mese, ma sarà un mese comodo perché la poltrona di cui parliamo oggi è un’occasione: quella che massaggia, che messaggia, che massaggio! Ma sai, tu, saggio, la massaia mica puoi ammassarla come fossi tu, saggio, mastino e lei, massaia, vaiassa. Il frullatore sì, un vassoio e un uomo servizievole addetto alla soddisfazione di tali pruriti che lei, baron’essa, manco trova le parole tanto c’ha la bocca di acquiccia. E allora tu apprendi, o uomo sobbarcato di peso di fatica senza manco aver iniziato la trafila né i birilli in fila, che la servizievolezza poco male ti procura almeno una baron’essa. Se vai bene puoi mangiare un cioccolatino, magari. Ma non in estate. Inastate solo algida, frigida, calippo, insalata di riso come per magia come se l’inverno fosse il letargo dei sottaceti saclà. Un grillo che torna sempre, è là, è qua, salta là saclà, oplà. E pensare che un tempo… gli opliti… colpiti a morte parlavano di stelle… adesso invece, che allontaniamo la morte con lo yogurt e le scarpe che respirano, andiamo sulle stelle e non crediamo più alla morte.
Io, onestamente, credo che in tal modo si soffra di più.
Ma in fondo non sono mai stato onesto. E tu?




                                                                                                                               'O Munaciell




permalink | inviato da il 6/6/2007 alle 11:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa


5 giugno 2007

megarad'uno

E coscì sciamo giunti al momento del raduno. Ciascuno, ognuno, nel bel po’ del cammino ci si trova e si domanda e dice: anice e limone va bene, ma solo dopo i lauti, quando a cornamuse e flauti – m’inciampino i piedi orsù balla bella dalla la mazurca è rivoltante neh? A chi dici tutto ciò, che sei solo occhio che si magna l’acca. Che c’è? Non vi piace come ho scritto? E’ che sto solo scrivendo delle coooose… poi magari inizia il post, oppure altre. Che c’è? No… vedo che mi guardi… strano. Ma cos’è? Eh? E’ perché son biondo all’improvviso, o semplicemente per il viso – che è bello, lo sai, lo vedi, straaavedi. Ok, bando alle ciucie. Quanto ricaviamo? Mille sestrazi? Che c’è? No, m’aggia ‘ngrippat… famme senti’: ma c’r’è?
Dai, il post non inizia – che c’è? – quindi diamoci una scossa, una radio che cade nella vasca proprio mentre il coniglio è scappato nella tana prima di rinvigorire il suo mondo prima che l’occhio – biondo – della ragazzina senza mutandina s’inoltri nei modellamenti dimensionali che scrivo con la milza adesso e poi vedrai prima che il gallo canti aveva già cantato Nilla Pizzi.
Qui – che c’è? – esigo l’applauso. Oppure no, ma almeno un ciao, come va, chi sei, da quanto cammini, per dove, perchì, perme abile, pertè?

Tutti al raduno qui. Da mangiare porto me.

 

 

 

 


Colazione al sacco
Sacco di pregevole fattura un sacco fatto. Fatto con ricci di canapa marocchina e uno sticchio di amaretto di sarò. Speranzoso.


 
Panino con fico
Paninozzo all’amatriciana con lombata di fico di razza caucasica insaporito con spremuta di nervi e glassa di mare (talassa). Per chi desira, mirtilli. Sennò cespugli!


 
Puparuol ‘mbuttunat’
Peperoni tascabili arrostiti stitici e passati per il camino e adesso sono nel vento (vomito! Vomito!). Se sei lesto a carpir la corrente ci trovi ripieno di cervelletto e spavento, radica di radica, estratto di betoniera bergamasca e fungo pedestre.


 
Granita di sanguinaccio
Ho detto tutto.




permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


5 giugno 2007

Libmagazine anno zero


www.libmagazine.eu




permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 0:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


4 giugno 2007

larghezza d'ocio



Buona stima va a Moretti, sempre tanto narciso e aguzzo. Però quando si presenta la scelta fra un suo e un fellini è lui a cadere, come tappato. E’ una stima di respiro. Nanni - dio lo abbia in gloria o anche no - se ne resta sempre confinato in un appartamento come nella realtà del momento. Il sé ce lo mette fino alla temperatura che scioglie il ghiaccio, ed è presto, ed è comunque il privato ben cintolato al pubblico, ed è comunque un mostrarsi belli anche nel saper sapere di soffrire. E non ripeto a caso.
Fellini invece - dio lo ha - si ripete sempre, si scava come si comanda e attraversa scarpate universali per arrivare a chiedersi. La risposta non è mai rilevante. E’ nel percorso della domanda stessa che sta il nettare dell’avventura. Avventura… ciò che deve avvenire… che deve




permalink | inviato da il 4/6/2007 alle 12:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


3 giugno 2007

Weekend di sport senza lievito

                              

Abbiate pazienza, l’alluce è senza stecca ma ancora lontano dal permettermi di sgroppare, così mi appello alle storie altrui. Danilo Di Luca vince un giro pittato chiaro chiaro per montanari solo perché Simoni è troppo vecchio e Schleck è troppo giovane, difatti è la vittoria più meridionale della corsa a tappe e del sud ne ha tutti i crismi (grinta, talento e botta di culo). L’Italia dei professionisti del pallone vince di una scazzetta su una nazionale di carpentieri, elettricisti, insegnanti d’asilo, commessi e pastori… però quanto spessore nei trentenni Del Piero e Inzaghi rispetto a quel bamboccione di Totti che ha scelto di essere grande solo fra piccoli. Valentino Rossi nonostante le top e le model deve avere ancora tanta tumescenza nelle parti basse, e perciò va. Mentre Luna Rossa, ahimè, sta con regolarità anemometrica puttanando ogni scelta contro certi scarafaggioni neri che invece c’hanno le antenne cazzate a dritta e pure alla rovescia.
Il dolce in fondo – come nel caffè e come nel tamburo il rullo, ma ancora più sotto dell’amaro, ma proprio a scavarci con le nocche – è stato tifare Triestinavicenzagenoa solo per tifare Napoli… poi il Napoli ha vinto, ma non hanno vinto Triestinavicenzagenoa… e allora siamo tutti tristi… dice che il biscotto non cresce. Mah!
Torno a dormire.




permalink | inviato da il 3/6/2007 alle 17:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


1 giugno 2007

a Roma si respira cocaina

?



musiche
No surpise - Radiohead
Breed - Nirvana




permalink | inviato da il 1/6/2007 alle 12:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (36) | Versione per la stampa
sfoglia     maggio        luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
mirada pirata
fantacucina
sport
cinèma
duende
televizione
'O Munaciell'
a lo mejor es un rincòn
Postero
Memorie del Munaciello

VAI A VEDERE

CINEMA

Arriva La Bufera
Zodiac
Manhattan
Zatoichi
l'arte del sogno
Hannibal Lecter
club silencio 1
club silencio 2
inland empire
Hero
NuovoMondo
L'ultimo bacio
spielberg
slevin
domino
sucker free city
amoresperros
prime
broken flowers
a straight story
filologia germanica zombie
volver
codice da vinci
guantanamera
hostel
crash
inside man: la 30° ora
il caimano
la promessa
Babel
Munich
Confessioni di una mente pericolosa
Bregovic
l'amico di famiglia
everything is illuminated
il diavolo veste prada
little miss sunshine
Le vite degli altri
Le conseguenze dell'amore
saturno contro
arthur e il popolo dei minimei
the departed
Crocevia della morte
blood diamond
Come Harry divenne un albero
Vertigo
le avventure acquatiche del capitan Zissou
Il mercante di pietre
Frankenstain Junior
Bobby
New York stories
Apocalypto
Le regole dell'attrazione
I falchi della notte



scrivimi qua:
mooncium@libero.it



da Libmagazine
No Country For Old Men
Sogni E Delitti: to kill or not to kill
Caos Calmo
Irina Palm, vedova delle pippe
Into The Wild
Eastern Promises
La Ragazza Del Lago
Tv-Days
Paranoid Park
L'uovo di natale
Il Beowulf del pc di Zemeckis
Niente è come sembra. L'artista e il pubblico.
Pornografia ed erotismo
Un trip da Don Chisciotte al Dr. Gonzo
Il superomismo di Danny Boyle
La festa del cinema non può accecarci
Planet Terror
Venezia, l'abboffata di ogni Crono
Il buio nell’anima
Il vortice della vita non è così asciutto
Sognando un altro sogno
Il controtempo di Kitano
Flags of our fathers
The Good Shepherd
Morricone, l’omino della musica
Saw 3, so bad
300, la levata dei figli di Serse
Inland Empire
L’ultimo re di Scozia

Clicca qui per
le mie vignette


Blog-roll

Agiamo

Aioros

Alcestis

Alterego

Angolo Di Bolina
Angolo Sbocco
Arciprete

Aronne

Arrabbiato

art.2

Baol

Barbara

Bazar

Blogodot

Bloggerperfetca

Buraku (yoshi)

Ciechielefante
CuncettaMente
Desaparecidos

Diderot

Eco di sirene

Eginone

Espressione

Formamentis

Francesco Nardi

Galatea
Giorgiodasebenico

Heartprocession

Ioguido

Jimmomo

KK

Kulturadimazza

Makia

Malvino
Marcoz

Metilparaben

Miss Welby
NickFalco

Nic Pic
Numerabile

Pasqualedigennaro

Pensatoio

PDN

Poldone
Raccoon

Raissa

Raser

Rip

Sannita

Ugolino

Unaperfettastronza

100e500mhz

         Videos 

Le favolette Dell'Elefantino
  
              clicca sull'immagine


        La Bomba

  
      clicca sull'immagine


       Alta Marea
 

      clicca sull'immagine


    La Rossa in Rosso
  
 
     
clicca sull'immagine 

     Guido Guidacciu
  
  
               clicca sull'immagine!

       God, d'oro
  
               clicca sull'immagine!
         
      Fumettini
    
  Prima parte
Italia-Francia

           clicca sull’immagine!
 


Seconda parte Italia-Francia

       clicca sull’immagine!


    
  
 



Disclaimèr
Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

Technorati Profile

CERCA