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Postero


3 ottobre 2006

vocalismo

Postero: brano dal futuro

                          
[In quegli anni l’Italia, ancora repubblica, si vedeva presa d’assalto da orde d’immigrati nordafricani, o slavi, alle quali orde reagiva da paese moderno e collaudato quale la sua classe dirigente lo dipingeva. Termini generici e gassosi quali razzismo, intolleranza, nell’opera di assoporiferazione dei mezzi d’informazione erano stati dimenticati, se non cancellati. Ma - fu scritto - dove dall’alto i fili celano, dal basso i ventri scacano: al 2 Ottobre del 2006 si fa risalire il primo atto di vocalismo, da più parti considerato la vera piaga di tutto il primo secolo del terzo millennio. Ebbene, per l’assoluta sottigliezza del fenomeno, o per la sua apparente mancanza d’ogni logica sostanza, gli studiosi tardarono a valutarne la gravità. Torniamo al 2 ottobre 2006: un manipolo di ragazzi romani assaltò, dandolo anche alle fiamme, un bar frequentato da romeni: romani contro romeni. Ma, cos’era accaduto? La società non s’era avveduta che la cancellazione del termine/contenitore “razzismo” dal pubblico vocabolario aveva portato sì all’eliminazione anche del contenuto (congettura di superiorità fondata sulla razza etc..) ma non del germe ultimo, o primo, da cui il conio della parola era stato forgiato. Così il notevole incremento degli ingressi di extracomunitarii cozzava con l’incapacità del vocabolario stesso: il disagio, dovuto alla differenza, non trovava sbocco semantico, sicchè si riversò nei vizi di forma. In sostanza: che il gruppo estraneo si qualificasse romeno, al gruppo dominante  -che si qualificava romano- non poteva andar giù, come se la precedenza della vocale “a” rispetto alla collega “e”, oltre che dello stesso gruppo umano romano nella zona, potesse in qualche modo autorizzare l’azione, la pulizia vocale: vale una “e” l’originalità della “a”? Inutile sottolineare la confusione della popolazione pugliese a riguardo. Eppure tutto si semplificò, e la portata del fenomeno fu di conseguenza riconosciuta per la sua gravità, quando in tutto il Paese frotte di muli presero ad attaccare i moli nei porti, dopo aver, in preda a fregole da riproduzione, calpestato interi campi di fragole; le gemme secernevano gomme; i treni deragliavano sui troni. Solo quando una pèrca (pesce persico) aggredì nel fango una porca fu dichiarato lo stato d’allerta nazionale. Era già il maggio del 2008.]

 

Da “Analisi della genesi del Vocalismo”, di Alberto Trenino, 3056 d.C.

 




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4 settembre 2006

Un nipote

                        

Postero: brano dal futuro.

 

Un nipote, tal Guido, nel settembre dell’anno 2006 chiese la riesumazione della salma del cavalier Benitone Mussolini, per accertare le cause della morte dello zio, se non la morte stessa.
Tranquillo, Guido – gli fece il dottore a esame concluso – accadde che mentre lo zietto con uno stivale teneva fermo un leone per la coda, e con l’altro riagganciava la linguetta di una bomba a mano a quest’ultima, e nel frattempo glie ne dava quattro di botte e di santa ragione – il santa può essere omesso a discrezione della sensibilità religiosa del lettore – alla Claretta sua, accadde che arrivarono i partigiani in formazione di trecento trecentoventi unità combattenti, armate di full-metal-jacket e arnesi al fosforo. E, tranquillo Guido, dopo averne fatti fuori circa duecento, il Benitone concluse l’affare alla Claretta, un nemico mise bocca al clarinetto, e via il sangue. Morte per dissanguamento, giù dal cazzo”. Attaccamose. Marcondirondirondello.

 

 Tratto da “Macro ritornello macabro”, di Emilio NovaioloEdizioni Slabbrate – 3.820, Roma





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1 agosto 2006

da "MATASSA DI MASSA"

                                           Nuova rubrica del Munaciell'
                            

(…) Fu così che nell’era della comunicazione di massa si rese possibile alterare, mediante risalti opportunamente artefatti, la sembianza dell’informazione e, dunque, la realtà dello stato di cose. (…) Agli inizi del terzo millennio, infatti, nelle stagioni estive, si diffuse la consuetudine di allarmare le popolazioni dei paesi occidentali circa l’imminente arrivo di violente perturbazioni. Trama, questa, che oltre ad indurre gli spettatori ad una sorta di assuefazione da notizia tragica e all’ovvio richiamo giornaliero al notiziario per gli eventuali aggiornamenti (il tutto sotto l’egida danarosa della pubblicità) agiva direttamente sul consumo di energia elettrica. (…) Difatti quei paesi che non potevano disporre di risorse energetiche dirette adoperavano l’alterazione dell’informazione – nel caso in esame la fasulla perturbazione imminente – onde evitare un uso esasperato di condizionatori, o altri elettrodomestici analoghi, che avrebbe potuto causare imprudenti sovraccarichi, successivi black-out e, ancor più delicata questione, un mutamento degli equilibri politico-economici fra i paesi importatori d’energia e i paesi esportatori. (…) Ciò va ricondotto al labilizzarsi della norma etica, spesa in nome del flusso monetario e del selvaggio invasamento capitalistico anzicchè della salvaguardia del benessere fisico e morale dell’uomo: nell’era della comunicazione di massa il portafoglio dell’uomo era più importante del figlio.

 

tratto da “Matassa di massa” (Edizioni Schiodate, Catania, 3520)
di Calimero Merlica, docente di Storia Contemporanea all’ Università di Catania.




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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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