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ciromonacella
'o munaciello


a lo mejor es un rincòn


26 novembre 2007

squirtin'quiz

"basta con la politica dei parrucconi"
 
ipse dixit-ipse quis?


a) Beppe Grillo

b) Adolf Hitler

c) Jean-Paul Marat, detto o'ggiacobbin'

d) Silvio Berlusconi detto l'unto

e) Gesù di Nazareth detto silvio
 
puoi ritener necessarie almeno tre opzioni
 
 
 
                                             Karen Frisk


25 ottobre 2007

le avanguardie e la loro filiazione

 

(Secondo rincòn de AlFahridi)



A lo mejor alguien va a leerme

 

 

Tra l’altro in questo testo ci si chiede - io mi chiede, direbbe la lingua ( fetosa, direbbe il munaciello ) avanguardia – perché l’arte, se essa stessa non fa che ripetere il gioco infimo della sottrazione della vita pur di cacciare una parola.

Ci sono epoche ed arti ed istinti; noi non siamo né Eschilo né Dante, né Raffaello, Rimbaud, Beckett; neppure Pasolini, né il loro rispettivo pubblico. Quello che ci tocca, quando ci tocca, l’arte, ci alita sul collo, minaccia, si nasconde tra il desiderio, la paura e la noia. La sociologia è veramente odiosa quando spiega le rivoluzioni, per quanto silenziose, con i crolli degli indici di borsa. Dentro un effetto non ci sono solo cause; la gravitazione universale è un movente come tanti, più biondo e acconciato, forse.

C’è un senso di scoperta e di fine, ed in ciò d’inizio, in quello che ci tocca. Qual’è il più intimo desiderio dell’arte? La vita fremente. Oggi. E ieri? E altrove da noi? Noi chi?

Su questo domanda – chi vuole, se e quando vi vuole rispondere – tornano i tassi d’interesse, le teste di re monche ‘ndurate e’ffritte, la via crucis : pussamm’a chitarr’ e firnimm e’ canta’.

 

 

Non c’è, nel testo di cui si dice, se non un vago accenno al cinema che, a parte la pubblicità e l’inquinamento, è l’unica arte classica del  nostro noi chi. Il munaciello - di tutti e di nessuno – ne detiene già abbastanza lo scettro, ed io non penso neppure a rompergli il cazzo. Però aggiungo: mai, se non forse ai più sfrenati baccanali, corpo anima e neuroni – corpo – hanno goduto, allucinato, ansimato, incubato come sotto un film di     Lynch       o      Sorrentino ( l’ombra del Vesuvio è una minaccia, il più bel presagio che possa accompagnarmi la partenza da Napoli; simm e’ napule c’avita fa’ o’bucchin’ ).

 

Mouhamed van Farise



Le avanguardie e la loro filiazione

 

E così, questi uomini hanno scoperto il logos e girandogli

intorno gli hanno fatto le smorfie per tutta la vita,

ripetendo, o meglio dimostrando il teorema del logos.

E questa è la storia di tre generazioni di artisti.

 

D’altra parte, per uomini nutriti e colonizzati a quel

modo, è stato impossibile, fisiologicamente, superare il

varco della scoperta, così come lo è stato per i loro

progenitori, i fanatici dell’espressione. Ma questo non è

assurdo. Uno sguardo più alto, dall’alto, può considerare

questi stessi uomini come campioni di una fase attraverso

la quale questa stessa scoperta, il logos, e il suo doppio, è

stata volgarizzata ossia diffusa come una preparazione e

un antidoto -e cos’è l’arte, per non dire il teatro, se non

questo-, e ancora, una fase in cui, per estenuazione, l’arte,

l’arte superiore e malata,insieme a tutti i suoi luoghi e

mezzi, si è praticamente estinta, è arrivata a esporre le

sue ultime conseguenze, e tesi, proprio lasciando salire in

superficie tutte le contraddizioni più cocenti della sua

formazione -esposizione il cui merito è proprio di queste

tre generazioni di artisti il cui ultimo rappresentante è

stato Carmelo Bene-.       

 

Che ancora oggi, nei luoghi dell’arte, e dunque

soprattutto nei corpi degli artisti, si giochi a tentare

l’alterità, il surrealismo, il siluramento dell’idea, è un

lampante effetto di una catacresi, e dunque di una

volgarizzazione la cui guarigione comporterà tempi

lunghi, ed anche catastrofici.

 

Ciò che le avanguardie, e la loro filiazione, per un secolo

hanno fatto, è stato trasferire l’intero problema della

forma -e dell’esistenza-  sul piano dell’espressione.

E l’espressione è ciò che maggiormente vincola, inibisce

e rende impossibile ogni pensiero tetico, e dunque ogni

rischio -e, sia detto solo per qualcuno, essa è soprattutto

una volgarità, oppure la risata di un satiro, o meglio di un

dio, il settimo giorno-. 

 

Questi artisti hanno giocato all’ombra dell’epigrafe

monumentale disce subesse deo,

e comunque sono stati i migliori, essendo stato l’intero

mondo all’ombra di quest’epigrafe, finora.

 

È stato il modo in cui Bene ha rinviato ad Artaud che mi

Ha chiarito il senso di quel trasferimento di cui prima :

“..superamento d’Artaud e della lingua degli angeli..”;

“..Artaud sta ancora nella rappresentazione..”.

Ciò che Artaud mi ha insegnato è il fatto catastrofico e

destinale della presenza.

Il resto è una rivolta hegeliana contro Hegel. Così come

una rivolta hegeliana contro Hegel è stato l’intero

movimento della superiore arte europea da un paio di

secoli a questa parte.

E aggiungo suo malgrado.

 

Suo malgrado poiché le conseguenze, o meglio l’eredità

stessa della cultura europea supera nettamente la scoperta

di una crepa, ed è un fatto il cui peso è ancora troppo

schiacciante.

E questo non vuol dire che debba compiersi all’aperto

come in un teatro, o meglio non è detto che lo spettatore

possa o debba capire.

 

L’opera delle avanguardie e dei loro figli eletti è stata

soprattutto una consolazione molto ardita, poiché estrema

e interna, un espediente fatico cui si è giunti per avere

comunque qualcosa, un orizzonte, fosse anche

l’espressione -offrendo tra l’altro, il tema di un’intera

esistenza a tutti quelli che istintivamente hanno scelto la

via del commento, i poveri di spirito, gli avvocati di dio-.

 

Come, l’espressione, -una giustificazione ?

 

 

                                                           

                                                     Alfredo Zucchi, marzo del 2004


4 ottobre 2007

a lo mejor es un rincòn

 

Senza pretese di voler strafare, come un vero fannullone – o parassita, che dir si polla – utilizzo un piccolo spazio chez le munaciell per vendicarmi della solitudine delle cose scritte.

Ad evitare guai penali ad avventori iniziati e terminali, avverto: i diritti d’autore delle cose scritte stanno nelle cartucce gloriose della “Autodidatti Riuniti Muniti di Stampante” edizioni, vesuviana per costrizione ed onorabilità. Per consultarne gli archivi si prega di rivolgersi alle pire di fumo del vollese.

 

La prima cosa –  ‘a rrobba shcritt’ – non ha un titolo, ma un corpo compatto, monologico: è la mia prima invasione in prosa, dove nasce la parola senza soggetto, dove ogni parola partorisce la successiva, ed il soggetto si fa andando. Sì, c’è odore di placenta e di scoperta; ‘na cosa megli’e’chesta?

Ringrazio il munaciello, ospite polistrumentista, per l’accoglienza, e la perfecta blogger per la pazienza. Lo spazio ed i tempi di un blog, il suo ritmo, non va proprio d’accordo con quello delle cose scritte: leggere è infatti un mistero quasi quanto scrivere. Adattatevi, dunque, se vi piace.

 

 

Mouhamad Al Fahridi




Gesti. Gesti umani. Molto di più. Pietà. Io, io sì, io invece. Non posso. Uno, due, tre : Aborti. L’ho sparata. Ho sparato; sui gesticuli. Voi, voi, ma se fossi in vena d’indulgenze, una venuzza, direi : diaspore; uno, due, tre : diaspore d’essere. Roteando le braccia a formare un cerchio conchiuso. Inclusivo. Di tutti. Certo il dramma è l’esclusività. Ci si ammazzerebbe per una privazione. Tiresia, l’uomo che è stato donna, e poi pescivendolo, o mercante di spezie, suicida in seguito ad un disgraziato impiego in banca, non avrebbe pietà di voi. E neanch’io. Certo io non sono stato donna. Un peccato. Il piacere contrattivo, la passività e le altre moine che voi andate gesticulando, è un fatto di piani di stile. Si può fare, là, da voi; con specie. Desolazione. Ribrezzo e desolazione . Si deve fare, qua; quaggiù. Così giù che il calore soffoca. Ma poi dipende dalla stagione. Altre volte si intirizziscono i piedi. Ma la specie è crollata, marcita, triturata, sminuzzata. E sta. Infatti è un po’ ambigua; mi offende. Bisognerebbe smettere di andare causa soltanto questo inerte retaggio senile. Tanto comunque si muove. È proprio inutile quel movimento particolarmente coinvolgente, implicante. Si giudicherà. E’ probabile, la materia: i probabili grumi di polvere addensati tra l’alluce e le altre innominabili dita. E’ la situazione preferibile, quando la sky line sono dei piedi sporchi. Orizzonti di grumi. Ma questi peccati di gola. E’ bene tacere. E’ una cosa frequente. Bisogna saperne, di oggetti. E di aneddoti. Non si sa mai. Il rubino dello champagne. Situazione. Posizione. Situati e posti. Ordine, please. Alla prossima probabilità di significazione, c’è un premio nuovo. Tutto nuovo. Una nuova indulgenza. Silenzio. Gesti nuovi. Taciuti. Zitti. La minima dispersione è fondamentale. E’ fondamentale disperdere il minimo. Bisognerebbe disperdere, quanto meno. Possibile. Insomma. Tono. Musica. Una volta Tiresia mi disse “ non si vede”. Ma è passato molto tempo. E figurati. Se tutta la capacità , incanalata, puntata ( posta e situata ), potesse farci vedere. Un fatto d’inclinazione. Colle palpebre chiuse si può sempre deformare i riflessi di luce assunti, ma è passato molto tempo, e dargli nomi, del tipo: Ossessione, USTERON PROTERON. Sì; ma, aspetti, credere ai nomi è un USTERON PROTERON. Tono. Sì. Sì, è sempre un passo solo, che ci separa, dall’informe. Ed allora, sì, orge amorfe. Ma le luci, gli oggetti, i cieli arrugginiti dalle luci, sospesi sui crani eretti dei cipressi. Sì. Si può durare. Anche indefinite circoscrizioni di evento. Anche sbavature, simmetrie, circuiti. Di possibilità. Sì. Soltanto: indefinite circoscrizioni di evento. E poi, pezzo pezzo, fare somme. No. Infatti no. Ogni pezzo il cordone aggrappato all’utero dell’altro. Una immensa filiazione. Complimenti. E poi i figli si sa quando crescono dimenticano. E l’individuazione non si può toccare. Noli tangere. Tanti ranocchi. Ognuno il suo reame. Il suo stagno. Il suo sedimento. Si giudicherà. Infatti Tiresia, quaggiù, finiva sempre così, dicendo si giudicherà. Si vedrà. Ma se non si vede, dico io, con tutta la posizione, la situazione, con tutta la mira, come si vedrà, non lo so. Non si può credere, agli uomini che sono stati donne. E pescivendoli. E così. Via. Non si può credere. E’ una cosa triste, non ci sono momenti che non siano estremi, non ci sono momenti. E’ una cosa triste. Punire dopo aver subordinato. Punire i subordinati. Subordinati puniscono subordinati. C’è dell’altro. Se la contesa è tra oggettini. Acefali. Gestanti; non bisogna sforzarsi così, c’è il rischio di partorire. Mostri. C’è sempre dell’altro. Ad un passo. O due. E’ quello che dico spesso. Dovrei notiziare. Ed allora: tono. Divulgativo. La probabilità di morire è sempre molto alta. La probabilità di vivere è sempre troppo alta. I giochi sono fatti. I conati irriflessivi. Assuefatti. Compiuti i riti, non si può. Si raccomanda, esercizio. Tecnica, tecnica.




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10 luglio 2006

Collivorenza: METRO-ENFER, 1

EN QUALQUIERA MOMENTO,

en un momento dado
( merce' de Joan Crujf )

A PARIGI,
C'E' PIU' GENTE SOTTOTERRA
CHE
SOPRA.

GRANDEUR DU DIEU TECHNOLOGIQUE


a suivre...

                                                       Loquor, Paris




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7 luglio 2006

trinceè

                       

Quell’amico Loquor, core-rispondente a Pari’, che, segno astrale, si trova ospite nel paese di finale avverso: – mi dico – che razza di situaciòn l’è mai chesta? Imbeccato nella festa transalpina e, a suo dire, impossibilitato a verla, la finale, a lo Stadio de France in maxischerno per ovvia personale sicurèzz. Questo mi scrive oggi: 

et ils sont ou', et ils sont ou', et ils sont ou' les portugaises?
( canto tradizionale, da consumarsi preferibilmente in metropolitana
avendo battuto il lusitano in semifinale )
on va manger maccaroni...
(such a french traditional misunderstending )

vogliamo parlare del masculin parisien? desole', il n'y a pas...quanto
v'e' di buono in lui e' donna, foemina;
persino quelle vocali aperte
aperte a
comment une invitation au voyage
bouche-caverne...

noi invece, noi, ce l'abbiamo Grosso




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4 luglio 2006

II° assunto de' collivorenza

              

Voilàt, m’è arrivata la seconda collivorenza. Non v’annoio (neh?) se continuo a farne parallelo dei fatti miei: stasera io vedrò la semifinale poi, subito dopo, una sgranchita emotiva, e poi tela, immediato a casa per la nanna chè domattina c’ho lo scritto di Spagnolo. In vece, il mio caro fottuto amico (di cui, le righe sotto) se la sparerà, presumo, in ristorante italiano parisienne, e la sgranchita d’emozione se l’allungherà per buona notte. Ahimè, che rosico a vedermi topo.

Insomma, bando ciancicherìe, quest’è quanto manda da Pari’:

je vous donne la meilleure radiographie de paris:
les Parisiennes sont tres esthetiques, tres coultives, they are hardly
dying.
Es que no saben nada de la bonheur de le mauvis sauvage. Nel
mezzogiorno del tramonto dei greci un console romano si reco' ad Atene,
e la bellezza degli uomini ateniesi lo stupi'; evidentemente a Parigi
vige un diverso regime alimentare, se ogni donna esprime, pur non
volendolo, un'antica disposizione alla grazia. Donc?

                                                                                           Loquor




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2 luglio 2006

Nova Rubrica

               

Inauguro – immaginate pure la bottiglioccia che s’infrange alla capoccia del transatlantico – questa rubrica in virtù del caro fottuto amico Livor, che spasseggia  parigina  mente  e, fingendo motivi universali (-itari), s’infila un mesetto di Francia.  Mi manderà assunti, anche detti appunti, un po’ su ciò che il cazzo gli pare, ed io non mi riserverò modifiche esclusa l’impaginatio e la photoporosi. A ver:

 

La deuxieme c'est la meilleure; deuxieme reportage:
tutto a Parigi è complesso, persino le donne, troppo affinate nei tratti, le guardo manco dovessi rappresentarle, de pinctura y escultura; non dico quanto difficile sia trovare un punto internet: il faut d'aller a le centre Pompidou, svoltare a sinistra imboccare due scale mobili, entrare nel centro commerciale, uscirvi, chiedere almeno cinque volte e poi forse trovi un'edicola; se hai culo, vicino c'é un punto internet. Più facile trovare tricolori esultanti ( il blu cerca rivincite sul ben più antiquato verde ?) seminudi - una donna, jeune, allez les bleus, mi si é offerta ieri notte davanti Nostra Dama, esultante, nous sommes en demi, alla mezza, esattamente venti minuti prima che chiudesse la metropolitain. Merd, j'a dit, non potevate vincere prima, e festeggiare altrettanto, guarda che yo dalla Nostra Dama devo cambiare ennesime linee che forse poi mi ricordo donde sta mi Hostal (?) anyway, a Parigi c'é un messicano, Alexis, convinto che l'Italia ganarà el mundial; se andiamo in finale con la Francia, caro duende, povere giovani parigine.
Loquor




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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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