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'o munaciello


Diario


9 marzo 2008

cambio blog

 

Spostarsi, farsi senza posto. Un impulso, una concatenazione corporea, una catena, forse uno sciacquone. Hop. Ciò che accade sotto impulso va nelle motivazioni ricercato in fundo, dove è troppo freddo perché possa il sole aver diritto di parola, di descrizione e analisi. Ma ascolta, egli può ancora.  E ascolta il trascinarsi dei piedi e gli duole il timpano: mai odore tanto triste quanto la polvere secca che s’alza sotto lo strisciare deve essergli garbato.

Il cannocchio è stato buono con me. Mi ha schiuso. Ma la schiusura, questo farsi senza chiusa, assume volente o nolente una forza propria che se fossi esperto definirei inerzia. Più, più dell’inerzia, ed ecco perché non sono esperto di definizioni. Un moto che avanza gassoso. Ecco allora che le pareti del cannocchio, semplici, benevole, materne (que bonitos ojos tienes… debajo de estas dos cejas, ellos me quieren mirar, pero si tu no los dejas ni siquiera parpadear…), paiono ormai costrutte di materie sintetiche, innaturali, plagianti, sepolcrali.

È un impulso, dicevo, gioioso e intestinale, che mi ha forzato a vagare, a cercare corpi quanto più somigliabili alle idee che avevo. Idee in torcigli, in filamenti di stomaco, in perenne ansia da destinazione. Ho vagato. Provato stanze, incendiato pareti, saggiato seggiole, e sui divani sono diventato meno divino di quanto fossi prima. Ho anche sputato abbastanza muchi, alleggerendomi della scialba leggerezza che m’aveva intristito. Non al cuore, ma allo stomaco non si comanda. Giacché il cuore ha una sua assolutezza, mentre lo stomaco è entrata e uscita di ciò che pompa il cuore. E ciò che vi entra, indipendentemente dal percorso, ha da trovare la sua uscita.

Io, da oggi, scarico qui.

www.munaciell.blogspot.com




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4 marzo 2008

chiedo consiglio per cambiare blog

 

Ecco cosa non vaIlCannocchiale dev’essere dotato di mente pensante depennante di notevole pesantezza, perché l’impaginazione come la si vede accedendo direttamente al mio blog è completamente sovvertita e disgraziatamente sgraziata se al blog vi si accede, ad esempio, dall’aggregatore (prova cliccando qui), o se si clicca su un post vecchio (prova cliccando qui). Mi guardo attorno e appunto chiedo consiglio.

Ecco cosa voglio. Voglio un blog a tre colonne con possibilità di customizare l’head, l’immagine in testata, i colori, e la possibilità di inserire in una delle colonne laterali testo e immagini linkabili a mio piacimento.

Ecco cosa succede. IlCannocchiale permette quasi tutto di quanto appena detto – fatta eccezione per le tre colonne – ma su quasi tutto grava quella depennazione che deprecavo sopra. Wordpress permette le tre colonne, e limitatamente anche la possibilità di inserire immagini in testata, ma non mi riesce di spaziare liberamente nelle colonne laterali: è rigido, bello ma rigido. Blogspot non concepisce le tre colonne, e graficamente mi sa di bollito.

 

Sono in grossa crisi d’identità. Voglio quello che voglio, e sull’impalpabilità non ammetto accomodamenti. O il desiderato o si chiude bottega.

 

Nel frattempo LibMagazine è on line.




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27 febbraio 2008

vuelos de la muerte

Il fatto è che bisognerebbe mandare in soffitta tutta una fila di guerricciole medioevali, o moderne. Molto spesso si tratta di pruriti di regnanti, capricci di pucchiacche focose e, al pari, di fringuelli, restii alla posa verticale, che per attenzione reclamano trombe di battaglia quando le lenzuola si freddano. Guerricciole di cento uomini con dieci morti e quaranta feriti, ma anche guerre lunghe – come quell’espressione che ti percorre assieme a un brivido “guerra dei cent’anni” – perpetuate con ostinazione, lente, caparbie pecorelle dolly. Inutili pure. E poi non ti dico l’Italia, impegnata in spremiture di brufoli mercenari. Fuffa. Bisognerebbe mandare in soffitta questa rucoletta. Bisognerebbe che i ragazzi fin dalle medie avessero dimestichezza con questioni ben più rilevanti della fuorviante caduta di forfora di un regnante. Parlo delle guerre sporche; parlo dello schifo che fu permesso – ove non avallato, ove non ovificato – nelle dittature latinoamericane solo per arrestare il socialismo; parlo della desapariciòn, la sparizione, una magia tecnica; parlo di trentamila marmi mancanti, trentamila tombe d’acqua; parlo dei varchi nelle democrazie, parlo delle connessioni dei poteri sotterranei, parlo delle organizzazioni estere che forniscono soldi, spade, gladi. Motivazioni. Parlo di aerei con carichi di carne umana, e del fiume d’argento che dopo il volo vi si chiude sopra. Dico che alle nuove generazioni tali conoscenze vanno imposte senza sperare che per caso, o per un’amicizia giusta, o per un viaggio, o per altri sintomi d’orologio, s’imbattano in Garage Olimpo e Hijos di Mario Bechis o in D’amore e d’ombra di Isabel Allende o chissà in quanto altro cinema e letteratura. I programmi scolastici hanno l’obbligo di considerare tali vicende perchè la struttura della nostra civiltà non ne è ancora biologicamente immune. Ma forse appunto per questo accade il contrario.



Su Libmagazine oggi Kosovo, lasciamoli così di Enzo Reale; Pino Roveredo risponde di Sergio Sozi; Olivetti 48 anni dopo di Michele Fronterrè.




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25 febbraio 2008

(fo)caccia alla ruggine nottambula

… ho visto cose che voi umani non potate: rododendri cresciuti esterni, girasoli impalati, fichi secchi et wet… eppur che voi potate quanto potete, finanche le potabili a ciglio strada, che nei quadretti nostalgici americani fiottano orgasmi freschi et dolci aquile… ho visto segni bucherellare i cieli… e ho cercato e ho spiccato coi meli i voli e i miei veli, baruffe di coperte nelle stive e nei fili di ricami che cerca il musikànt assieme a un waltz di chitarra… e spaghetti al dente, ho visto che non potate mai, manco sorci, moncate e torcete ma non potete… e le pallide manine e gelide perché culminano in lame… non patate… alto cornuto calorico e basso costo di mammutenzione... non potate i fili elettrici che i cardellini… e colla ad alta pensione… ho visto, ma poi questo vedere, questo vedere quanto spesso sarà mai? questo vedere ciclicamente quanto l’elettricità pete all’oculo... loculi ho visto, porzioni di ultimi confini fisici – da dove ogni donde passa e va, unendosi alle fresche et docili arpe… streghe... nature... spifferi di caldaie... ruggine, ah la ruggine, sola poesia postindustriale...

el muna


23 febbraio 2008

arriva la bufera

dal Rapporto Confidenziale di febbraio


Il marcio non muore mai, ma neanche vive.

 

 

Daniele Luchetti nel 1993 provava invano a replicare al successo de’ Il portaborse con Arriva la bufera, film grottesco che si ciba di attualità esasperandola, e cerca di farne poesia ove non psicologia. Il risultato non fu particolarmente apprezzato perché il prodotto risulta difficile senza che ciò da cui deriva la difficoltà gli doni qualcosa in più: è confuso e sconnesso nella costruzione della trama proprio dove avrebbe dovuto essere più semplice ed essenziale per colpire. Tuttavia l’eccessività di alcune scene, la riuscita costruzione dei set, e una certa idea di struttura di fondo rendono il film piacevole nonostante la scena finale lasci un fastidioso retrogusto retorico – la salvezza del singolo che passa per amore, mare, e libertà, è un discorso consumato dall’uso.

Manca una definizione geografica, ma è chiaro si tratti del meridione, forse Sicilia, forse Campania non importa. Importa invece il panorama in cui si ambienta la storia, la realtà sociale, che finirà per interagire molto strettamente con i personaggi manipolando il senso complessivo del film e finanche dirigendo, quasi organizzando, il catastrofico ma purgante evento finale: l’eruzione. Si tratta infatti di una città che se non dorme quasi, che negli occhi possiede dei filtri per i quali la più banale definizione di legalità e illegalità finisce per essere sfocata, indebolita. Il male per i cittadini è talmente quotidiano da apparire ridicolo, appena percepibile. Per cui i reali problemi della città, che saranno colti come tali solo quando lì approderà dal settentrione il giudice Fortezza (Diego Abadantuono), tendono molto gradualmente a sparire al cospetto della problematica interiorità delle vite dei protagonisti: l’integerrimo giudice che soffre di mal d’amore e mal di vivere, il piccolo truffatore (Silvio Orlando) che diventa nei sogni il poeta che non ha saputo essere, la bella ereditiera di un impianto di smaltimento rifiuti (Margherita Buy) tutta emozione e istinto, e sua sorella maggiore (Marina Confalone) che legifera nell’ombra e nella stessa perde le sue lacrime.

I problemi della società vengono paradossalmente sommersi dalla lotta dei personaggi contro i problemi stessi, sotterrati con poca polvere, messi cioè distrattamente a tacere in una perpetua condizione di transitorietà. Si tratta quindi della messa in scena del più frustrante errore di valutazione dell’essere umano: l’illusione di riuscire a ignorare le scorie del proprio benessere, di seppellirle alla meno peggio sotto la terra che avvelenerà i suoi frutti, e dalla quale le formiche disegneranno il loro disperato esodo (“il marcio non muore mai” dice la Confalone al giudice nel sottolineare la convenienza del fare affari con la spazzatura). È l’atteggiamento cieco e ottuso del tirare avanti, dell’arrangiarsi, tipico non della città di chi adesso sta scrivendo ma della sua cartolina che, per continuare nell’illecito, viene venduta da chi ha i mezzi e la posizione per vendere e comprare. Questa Napoli che oggi, a distanza di quindici anni da Arriva la bufera, sembra quella piazza che nel finale del film appare moribonda sotto la coltre di cenere e immondizia, travolta però da una bufera che dev’essere arrivata di notte, nascosta e sorniona come una marea che inesorabilmente cresce, al buio delle carte e del malgoverno della provincia, al buio degli accordi sottobanco con le organizzazioni criminali, in quel buio che oggi racchiude e nasconde ciò che di più vitale ed elementare lega l’uomo alla natura: l’aria.


19 febbraio 2008

libmagazine



- No. Non è che mi sono superato con la vignetta. Si può dire
che fosse già fatta. L'invenzione è del soggetto, cosa rara
quanto preziosa. Mancavano solo i tratti, la tecnica -

Su libmagazine oltre alle consuete e belle rubriche
trovi l'intervista di Maragò al "Philip Roth italiano"; trovi
l'editoriale di Guerrera sulla bella Hillary che piange.
Il resto devi passarlo a leggere tu, mica faccio il riepiloghista!

Io ho visto l'ultimo di Woody Allen, Cassandra's Dream (o Sogni e Delitti).
Leggimi.

  


16 febbraio 2008

riunione blogger laici

Alla fine non ce l'ho fatta. Questioni di schiena.
Mi si disse essere parte del tutto, solo parte
la schiena. Ma è parte fondante e aggregante
la schiena. Credo breve lombalgia. Non l'attesto.
Ma rinuncio malincuore a partecipare a questo.
Chi può ci vada.


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12 febbraio 2008

caos calmo a libmagazine

Ho visto cose che voi umani non potete… non patate… ho visto Fronterrè coppola in testa su questioni di mafia; Lupi su questioni di libertà di parola; ho visto Melania Rizzoli che risponde su questioni che vanno capite meglio; ho visto Taverni su questioni mitocondriali e mitologiche. Poi ho visto SpeakEasy di Maffei ed Erba Medica di Dell’Olivo.

Io ho visto il culo di Nanni Moretti, ne ho intravisto il sacchetto dei semini, ho visto il capezzolo cocuzzolo di Isabella Ferrari. Io ho visto Caos Calmo.


5 febbraio 2008

libmagazine


Libmagazine oggi intervista nientepopodimenochè
Giampiero Mughini, maddai.
Io mi son trovato faccia a faccia con una faccia
da un buco e polpastrelli tozzi e morbidi: Irina Palm.

Ma c'è dell'altro, ancor più e meglio di quanto detto.


4 febbraio 2008

rapporto confidenziale

 

Hanno questa cosa, i merigani, di prendere proteine e zuccheri e chiudersi nello show. Che gaia fanciullezza! Facili alla leggenda già celebravano la vittoria in finale super bowl dei fino a ieri imbattuti Patriots di Boston. Ma i newyorkesi è gente tosta, se poi giganti sono tosti e lunghi. La morale è che i Giants hanno sovvertito il tacchino e vinto. No, questa non è la morale, la morale si ricava e non si legge. La morale è che a seconda della patria si può esserne profeti oppure no. Piglia Totti, ad esempio. Bambolone coi pollici zuppi di latte, a lui è permesso scazzottare negli stomaci degli avversari a spesa solo d’un’ammonizione quando a qualsiasi altro cristiano tre giornate di squalifica sarebbero state poche. Bambolone. Poi succede che, tutto cotto in questa cuccia d’ovatta e adulazione, il bambolone vada a sputacchiare in giro per l’Europa disinvolto e si rammarichi, si sorprenda, se lo sbattono fuori dallo sport. Ma qual è la patria di Totti? Quale la sua profezia? No, allora manco questa è morale. Né può essere la resa di Marini. Ecco, forse la morale di questo momento è Moccia che sbanca al botteghino. Ma certo! È questa la morale! O almeno dovrebbe. Peccato sia passato di moda il suicidio. Sarebbe stato bello svegliarsi un mattino e leggere di Moccia che s'è sparato in bocca per insoddisfazione artistica. Sarebbe stato significativo, una morte una speranza. L'idea che in qualche modo il talento sia traducibile in contesti più facili per ragioni solo strumentali. Invece no. Il talento è una striscia di Gaza. Un margine. Il corpo centrale è una vagonata di armi e merda.

 

Voi, dunque amorali, andate qui (Rapporto Confidenziale numero 2). Io vi aspetto con un attualissimo film di quindici anni fa a firma Daniele Luchetti - Arriva La Bufera, a pagina 5


31 gennaio 2008

Fantasticonomastico

“Rassegnati,

sei uomo di penna e calamaio:

smettila di correre dietro alla sfera di pelle.”  F.N.

 

Ho fatto crack. Ha fatto crack dopo due partite in due giorni. E già che di suo, e di mio, ne abbiamo combinate tante in passato e tanti crack abbiamo condiviso, ma questa volta è l’indolenza meridionale che porto alla ghigliotta. Il campo era duro, terreno come asfalto, tutto sconnesso, irregolare, buccia d‘arancia, che ti rificca tutta l’energia che impieghi nella corsa e nei vari accessori del calcio dritta in vibrazioni su per la colonna vertebrale. Ma il terreno è terreno, lui mica lo sa, mica lo fa apposta. È l’indolenza del proprietario del campo, è l’indolenza del vollese, del vollese che risparmia sull’acqua e sul rastrello. Ora io sto qua craccato nel letto che parlo mentre la mia bella crocerossina digitalizza i miei pensieri sotto dittatoriale dettatura, e io parlo, parlo, mannaggia ’a maronn’, ‘o patatern, bestemmio, tiro giù tutto il calendario che oggi segna San Ciro. San Ciro ‘o cazz! San Ciro è ricchione! Sarò assente finché non tornerà la crocerossina ad aggiornarmi sui fatti del web. Ma nel frattempo voi, potendo, tenete d’occhio libmagazine che anche oggi s’è aggiornato.


29 gennaio 2008

libmagazine n°21: mortadella in arrivo


è on line libmagazine
io sono quello che parla di Sean Penn,
una favoletta, vista l'ora

poi:

Erba Medica. Di Piero Dell’Olivo
SpeakEasy. Di Michael Mazzei
I ritratti di Fronterrè 
Nic’s Pics. Di Nicola Scardi
La Sinistra Masochista. Di Piero Dell’Olivo
Legge 40 – F.Gallo risponde. Di A.N. Maragò.
Fecondazione: facciamo chiarezza. Di Silvio Viale
Memoria. Di
Giusepe Nitto
I medici del sol levante. Di
Barbara Mella
Contro ogni speranza. Di Gordiano Lupi


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22 gennaio 2008

LibMagazine numero 20 on line


Siamo ancora on line. Con un gran cazzo di numero. A parte l'intervista
a Augias (ehi, proprio Augias quello lì!), e un'altra intervista in cui V.Punzi
proprio non lesina risposte, e fa bene, c'è molto altro: dall'immondizia
alle cose di Mastella (e guai a chi dice che è la stessa cosa).
Poi politics and culture a volontè. Io, personalmente, me so' buttato
sur Cronenberghe. Spero vi piaccia.

[Ah, mi scuso e inginocchio alla pazienza di chi passa qui a commentare
se latito e non rispondo, ma sto studiando e in più scrivendo. Chi sa dell'una
o dell'altra attività non me ne vorrà]


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9 gennaio 2008

comunicazioni senza dispensa

 

A Salerno, durante il sesto congresso dell’associazione Luca Coscioni del 16 febbraio, è prevista una riunione di blogger laici perché si faccia fronte all’ondata clericale che, seconda solo all’alta marea rifiuti, frena il paese. Siete tutti invitati, e invitati a pubblicizzare.

Per maggiori dettagli andate qui.

 

Ora passiamo alle cose serie (noi stessi essendo “gente seria”): dopo la vittoria di Buraku al LibMagazineBlog Awards di dicembre, ecco i candidati per il mese di gennaio: Insoggettiva, Titollo, Metilaparaben e Butirrometro.

Bisogna votare numerosi,

chè oltre che fessi

si rischia d’esser culi pelosi.


21 dicembre 2007

profiteroles

 

 

Stanotte ho fatto buonissimi pensieri. Talmente buoni che nel mentre riuscivo ad avvertire il consumo di zucchero nel mio cervello. Come una cannuccia che succhia via dal rum quella fatata pera. Allora ho sentito un insopprimibile bisogno di profiteroles.


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20 dicembre 2007

sono solo siparietti

Pare quasi ufficiale. Ho un secondo cane. È arrivato con solo lo spazzolino da denti qualche settimana fa, già nomato, Elvis. Ma pare che debba restare, insomma ci hanno inculato. Per carità lui è uno splendore: è uno stupendo cucciolo, un cucciolo pastore tedesco di genitori poliziotti che appena sette mesi è già alto più del mio bel cagnone meticcio Leòn, ed ha un paio di zampe anteriori che giurano una stazza mastina. In cortile è tutto ok, mentre Leòn ha segnato il territorio in casa: a lui spettano il divano, la poltrona e il lettino. A Elvis tutto, dico tutto, il pavimento – che comunque non smette di spettare anche a Leòn. I culi non se li annusano più, segno che si stanno adattando, si conoscono ormai. Leòn gli ringhia se Elvis sgarra, gli ringhia anche se io lo rimprovero (mi aiuta, si ritiene mio collega), gli mordicchia il collo freneticamente ma senza stringere, e a quello gli scappano quattro gocce di pipì mentre stendendosi si appella alla clemenza meticcia che proprio in quanto tale arriverà, ma dopo un ultimo morsicino. A volte si baciano nel gioco, si educano. Anche se Leòn ha una testaccia di cazzo pare essergli d’esempio al tedesco che, considerata la facilità con cui apprende e fa del gesto subitanea norma, non avrà difficoltà a diventare una testa di cazzo tedesca – e sappiamo dalla Storia quanto sia pericoloso il fatto. Comunque già fatto, corsi e ricorsi i binari sono già in creazione percorsi. Certo… un casino della madonna. È impossibile cucinare senza rischiare di inciampare sulla fresca smania del pastore – ha infatti appena scoperto di avere una coda, e ancora non la riconosce come sua, e rotola, girotonda, scatta la mascella, ringhia e piagnucola… furba la coda! pare pensare. Leòn la fase l’ha superata, ciò nonostante non manca talvolta di buttarsi nella zuffa contro la coda di Elvis. È un divertimento, ma un casino comunque della madonna. I giornali resistono in quella loro caratteristica tenuta piana e squadrata per giusto un paio di minuti – appena ti volti ne vengono accartocciati, appallottati, arravogliati, dilaniati senza pietà, e sparsi per la casa con una geometria apparentemente senza logica. Ho appena trovato le cuffiette sgranocchiate e risputate in minuscoli gingilli neri e argentati. Poi peli d’ogni lunghezza e colore sui miei maglioni di lana. Dicono che l’animale ti riempie la casa. Leòn, aspirando all’umano, riempiva anche la poltrona davanti al fuoco. Ma adesso è certo che la casa è piena serio, è colma, a volte pure vibra. Credo che se entrasse una mosca la casa esploderebbe. Quest’estate, la vedo dura. Forse ci cacciano.




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18 dicembre 2007

libmagazine numero XVIII


On line il nuovo numero di Libmagazine 

Intervista di Cangiano e Maragò a Simone Cristicchi,

intervista di Fornterrè alla signora Amatruda,

poi Nardi, Reale, Marullo e Simonetti, Costa, Lupi e Sozi.

Io qui con tv-days, radio, tivvù, internet, dove siamo e dove andiamo,

cosa vogliamo, quanto paghiamo per cosa vogliamo, tu che prendi?

Una manciata di pistacchi e quattro dita di bianco, grazie. Arrivederci.

Ehi ma… se ne va senza pagare? Ehi! signore, il conto! Ehi! fermate

Quel tizio! No, non quello, quell’altro, quello alto, quello lì. Ecco. 10 euro.

 

[Ah, se vedete un paio di Bin Laden è colpa mia.]




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11 dicembre 2007

libmagazine XVII

 

Silvio Viale Risponde
di Astrid Nausicaa Maragò
Conversazione con
il ministro Fabio Mussi

di Michele Fronterrè
Il triangolo rosa
di Luca Martinelli
Aldo Moro:
Congetture ardite
di Giuseppe Nitto
Paranoid-Park
di me medesimo
Dalai Lama e quote rosa
di Ivrès Taverni
Arte delle donne

di Monica Costa
Calamità permanente
di Marzia Cangiano

Oltre alla vignetta di sopra (very movie-stylist) oggi c'è anche quella di sotto,
la troverete nell'articolo di Martinelli, ma vista l'ora le avrete già trovata,
se un nuovo giorno, rivista l'ora, è appena cominciato, e un vecchio giorno,
rivista Libmagazine, ... vecchio giorno... ospizio... Abramo Simpson.





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4 dicembre 2007

LibMagazine

 

È uscito il nuovoLibMagazine, speriamo non rientri tardi che non poco piove.
Dentro L’editoriale di Nardi “Il riformismo del giorno prima”, più dardo à la putanesca; Castaldi nell’ “Unicuique suum” salmeggia; Fronterrè inizia così “Nel nome del padre, del figlio, e del tortellino”, quindi va assolutamente letto il seguito; Martinelli con “Annapolis: appuntamento con la storia”; Maragò intervista Molleindustria, la fabbrica di videogiochi on line che s’è attirata l’attenzione di quel furbacchione di Volontè; Marullo sulla Cina con “Politica delle medaglie d’oro”; Taverni con “Due complessi di Edipo? Troppi”, imperdibile; io con “L’uovo di natale (e la gallina)” sui film-panettone; Costa con “L’arte ludica di Munari”; Menegante con “Veneto: libero sfogo”; Sozi con “Orgia e castigo”; e Cangiano con “Violenza corsiva”, “un buon corsivo”. Mia la vignetta che vedi.

Vota qui il blog del mese


27 novembre 2007

libmagazine on line

Libmagazine s’è tagliata il tuppo, come me.

Una grafica più ordinata e, soprattutto, la presenza di tre archivi:

interviste, editoriali, e (eheh) delle mie vignette.

Adesso è di più facile consultazione

pur conservando l’ampio spettro di temi e argomenti.

 

Dentro interviste a Suttora (Fronterrè) e a Morganti (Costa),

ma molto altro ancora tra cui segnalo il pezzo della mia donna.

Io ragiono sul Beowulf messo in scena da Zemeckis.



Aggiornamento delle 23.20
Solo adesso mi fermo, mi ritaglio il clima fra le coperte modo placenta.
C'è da dire che Fronterrè ha fatto un gran bel lavoro. A lui va il merito di aver
fin dalle prime battute spianato un'altra strada nel colloquio con Suttora.
Una stradina parallela di quelle di provincia, una trattoria al margine destro,
una zoccola a quello sinistro, due ragazzi che guidano sbuffando tabacco
e ragionando da cazzoni sulle cose serie. Lo dico, cribbio, che per le cose serie
bisogna saper essere cazzoni! Grande Michele al servizio, e ottima la ricezione
di Mauro Suttora.

 


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20 novembre 2007

libmagazine numero 14

Un ricchissimo numero di libmagazine.

Intervisati Pannella, Zanetti e Luxuria.
Castaldi e Nardi sugli scudi.
L'eguaglianza di Cangiano.
L'economia di Morandini.
Questo
è quello che io penso dell’ultimo di Battiato.


13 novembre 2007

Libmagazine on line

Un imperdibile numero di libamagazine: il nostro Martinelli faccia a faccia con Bordin; Fronterrè autoritario sulla sicurezza; Mirko Morini sulla conversione dell’energia; Belli Paci sulla legge elettorale; io scacazzo su pornografia ed erotismo, ma scacazzo bello; Sergio Sozi sul poeta Dane Zajc; Monica Costa sul mercato dell’arte. Poi le solite rubriche che considerarle solite è peccato mortale: il dardo di Nardi; il ritratto di Fronterrè; Gordiano Lupi con “Dimenticare Cuba”; e l’ “unicuique suum” di Castaldi.

Mia la vignetta.


8 novembre 2007

diario

 

Mi fa male la schiena. Succede quando cambia il tempo. Cambiare il tempo… roba da rivoluzionari, da azzeratori, e poi ti fa male la schiena. Cazzo, ogni volta che si osa ci si rimette qualcosa. Non è per qualche motivo in particolare che non sono un generale, ma, dico ma, ce l’abbiamo quindi dobbiamo – possiamo – usarlo diario. Giornalierio. Cuniculo di cretinate talvolta, ma pure caso mai baldanzose. Baldanzone, che ridere. Meglio così che niente, dico il blog. La medicina è convertire, nei momenti in cui vorresti chiudere, convertire in cazzata. Va bene. Va. Pure bene.

Poi quando fa male la schiena presto ti piglia un mal di testa che arrotola i pensieri tipo spiedino, nel mezzo pomeriggio, allora meglio che penso al giallo di Garlasco: che tonalità sarà? Un ocra?




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7 novembre 2007

questo timido ciacearsi

Per i tartufi forse, per l’attimo che il portiere crede d’aver capito forse, per l’attimo che si attua il cosce all’aria del portiere sicuro, per la politica invece no, non ho fiuto. A mancare è l’affinamento percettivo che dà l’esperienza, o la voglia – che è poi il sostrato della prima. Però i mugugnini, i “gesticoli” (cit. come sostantivo), i pettirossi scialbi che imitano il muso delle aquile, lo scadente zoppicare di chi si conta troppi piedi per poche scarpe, l’affanno usurato del mento in alto, queste cose le riconosco perché osservo. Pare prerogativa dei timidi l’osservazione, l’analisi dell’umano dietro alle sovrastrutture, l’analisi pubica con indosso ancora la mutanda. Questo sì, son timido, son fattapposta. Ma non basterebbe. Fortuna allora che siamo un buon gruppo. Fortuna c’è chi dalla sovrastruttura giunge al pube argomentando. E io mi ciaceo.


6 novembre 2007

Libmagazine duro on line


clicca sull'immagine

La Marullo parla di draghi (no non son favole, ehm, di Draghi, Draghi con la maiuscola); Nitto su Forleo e De Magistris con sfondo mediatico; Carlo Menegante dal congresso dei radicali di Padova; io – qui – da Don Chisciotte al Dottor Gonzo passando per acidi etc; Fronterrè è stato a teatro proprio per voi; Monica Costa sulla mostra “Intervista con la storia” su Oriana Fallaci; poi il dardo del nardo, il ritratto del Fronterrè, la solita rubrica di Gordiano Lupi, e Castaldi da Padova e non solo…

Dulcis in pro-fundo, le nostre libgirls intervistano la promessa dell’hard Laura Panerai: nobile intento, ottime domande, sorprendenti risposte.

 

Insomma, da leggere voraci.

(e porca puttana, non voglio ripeterlo più,
aggregatevi!)


31 ottobre 2007

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permalink | inviato da ciromonacella il 31/10/2007 alle 1:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


30 ottobre 2007

libmagazine on line


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In Così parlò Zarathustra Nietzsche scrive che “il superuomo è il senso della terra” presagendo l’avvento di un’umanità superiore che renda immaginabile l’uomo come “un cavo teso tra la bestia e il superuomo”. Tenendo a distanza tanto la banale interpretazione evoluzionistica dell’oltreuomo quanto la traduzione politica che fu comodamente brandita dall’ideologia nazista, appare nella sua piena attualità ancor oggi manifesta e necessaria una sana volontà di rovesciamento della morale platonico-cristiana sempre piangente e mai agonizzante. Questo perché quanto un pensiero sia fecondo è dimostrato non già dal governante che ne adopera le estrinsecazioni a piacimento né dal potere consolidato che ne denuncia il vizio, ma dall’espressione della creatività dell’uomo comune che incappa, volendo o più semplicemente sentendo, nel rumore di fondo che fa da volta alla teoria senza prenderne la voce ma muovendone all’unisono le corde. Uomo qualunque, ad esempio, come il giovane Daniel Boyle di Manchester, classe 1956, di famiglia proletaria e cattolica.
segue qui

 


25 ottobre 2007

sotto due vulcani


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23 ottobre 2007

libmag on line

C’mon, non fate gli stronzetti. Andate a leggerlo.

Oltre al disegno di sopra, io sto qui.

La femmena mia qui.


22 ottobre 2007

noi qui cosa ci facciamo?


Poi dice che uno scarica troppo da emule. Io non so, ma chi è quel cerebro-retroverso che compila le programmazioni tv? Consulto i programmi, ci sarebbe un film interessante che all’epoca mi persi: “Ray”, biografia di Ray Charles con Jamie Foxx protagonista che s’è meritato l’oscar per la prova, rete 4 dice. Premo il quattro. Fa freddo qui, intirizzisce. Voglio un film di un paio d’ore poi nanna. Rete 4 si apre in un bar, tipo. Massì penso, poi da qui partirà un flshback per arrivare all’infanzia di Ray dato che l’ambientazione e la qualità della fotografia fanno pensare a un inizio anni '90. Ecco che entrano in scena due o tre loschi tizi, la cosa mi puzza, m’aspettavo un attacco diverso. Poi ci sono e mi paralizzo sulle chiappe: un tizio ha un lungo codo e chioma nera, alto, faccia di cazzo: è Steven Seagal nella sua faccia di cazzo.

Sputo il loacker. Vomito quasi subito. È un duro attacco d’ansia. Controllo, sudo freddo, “Programmato per uccidere” dice il televideo. È proprio Seagal. Chiudo. Bestemmio. “Ray” è in seconda serata, non so perché. Oppure lo so, ma non posso accettarlo. Peggio, non so accettarlo.

Voyager fa pettegolezzi, e Exit… beh, la D’Amico non è adatta a farti concentrare sui mutui: ella promette ben altri impegni; e poi la voce squillante e acuta mi ricorda geneticamente un culo, illuminato di luce arancione da fuoco, stagliato alle pareti della caverna dove forse ho appena fatto una vignetta. Non è cosa.

Penso a un caro ragazzo che mi dice di non guardare tv, magari di leggere. Niente, non riuscirò a leggere finché non avrò terminato quella lunga descrizione di sarcofago di Mann. Forse non lo finirò mai, ma lo sento come una sfida, la sfida del triste, la sfida del brutto, la sfida del superfluo. Ripenso a Seagal. Ora mi calmo. Ora ne parlo sul blog. Massì.

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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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